My Ethiopia

La Febbre di Gaia, o di come le amministrazioni possono fare una parte importante nel ridurre emissioni e sprechi

Proposta per un intervento educativo, un metodo per ridurre lo spreco energetico in scuole ed uffici, progetto per utilizzare il risparmio ottenuto in riforestazione in tre zone in Etiopia. Riciclaggio di carta, plastica e alluminio.

 

La Regione Lombardia ha scelto di rendere curricolare in ogni ordine e grado scolastico l’insegnamento delle materie legate all’Ecologia, ora limitate al Liceo Ambientale, al corso specifico dei Geometri e ad un ridotto inserimento di educazione ambientale alle elementari e alla media inferiore.

La stessa Ecologia nel diffuso corso Geometri porta assurdamente il primo titolo di Geopedologia (ed ecologia), mentre i curricola hanno oltre i tre quarti di ecologia generale, energetica e degli inquinamenti.

La Cancelliera Merkel, in un Paese che ha case energeticamente tre volte piú efficienti delle nostre, diffuse energie rinnovabili e veramente alternative, ha praticamente soppresso i grandi inceneritori ed ha diffuso a spese del proprio ufficio diverse centinaia di migliaia di copie del film “Una scomoda veritá”: una per ogni classe di ogni ordinamento in Germania.                      La locandina del film di Al Gore

I tedeschi hanno prima, negli anni novanta, preso coscienza e misure concrete per limitare le piogge acide che avevano quasi distrutto ampi tratti delle loro storiche e piú care foreste, partecipato piú attivamente di altri alla lotta riuscita contro il buco dell’ozono, sono all’avanguardia nel settore eolico, fotovoltaico e dei veicoli a basso consumo.

Il successo del film di Al Gore, lezione magistrale, praticamente perfetta sulle problematiche del cambiamento climatico e sulla sua origine antropica, legata alla combustione di idrocarburi ad uso energetico, con l’esempio dell’Europa ci spingono a rivalutare il nostro stile di vita, urgono a cercare ed a chiedere a chi ci amministra un intervento immediato.

Le conseguenze del cambiamento climatico, la grande questione da affrontare subito sono note e, purtroppo, tragiche.

Un attivo gruppo di negazionisti, sponsorizzati da grandi interessi che vengono messi in causa è in rapido calo numerico, ma si affanna ancora -contro l’evidenza- a dar la colpa del cambiamento climatico ad altre del tutto improbabili cause scientifiche, negate del tutto da ogni esperto del settore, o ad invocare ignoti meccanismi di autoregolazione ambientale che, come minimo, nessuno vede e tardano ad intervenire. I negazionisti del cambiamento climatico sono in Italia particolarmente attivi, e occupano cariche di Governo, come illustrato da una mozione in Senato promossa nel Marzo 2009, che tentava di negare del tutto la correlazione diretta tra emissioni carboniche e mutamento del clima. Tre giorni prima che il Presidente Obama dichiarasse la CO2, in qualunque concentrazione, tossica per l'uomo. In quanto più che provatamente dannosa per l'ambiente.

 

Le Carestie sono il piú tragico degli effetti del cambiamento climatico.

Chi scrive vive in Etiopia da quattordici anni, anche se ultimamente impegni di docenza mi hanno fatto risiedere a Varese per gran parte del’anno. La scorsa primavera ho rivisto la fame, e peggio mi sono reso conto che il motivo per cui le carestie si sono avvicinate di

circa nove volte rispetto al passato sta tutto nel riscaldamento della nostra atmosfera.

La tragica fame che in Etiopia era il ricordo di un nonno -dato che si ripeteva ogni due generazioni- si presenta ora piuttosto regolarmente due volte in un decennio. Inseriti in un modello dati relativi all’erosione, alla pressione antropica a gli sforzi vari che comunità e governi fanno per allontanare le carestie, risulta piuttosto chiaramente che il loro ricorrere rapido dipende solo dal ravvicinarsi delle siccità piú gravi: terreni in Etiopia almeno ci sono ancora, la popolazione cresce ma molto meno che in passato, nelle buone annate si esportano centinaia di migliaia di tonnellate di cereali nei paesi vicini per far fronte al debito internazionale.

Che possiamo rispondere a chi, centinaia di migliaia di sfortunati solo in Etiopia, dice che la colpa della fame è in un “mancato amore di Dio, che non fa cadere la pioggia”? Teniamoci per noi per ora che, senza esser Dio, i fortunati del mondo hanno vissuto e, peggio continuano a viver in modo insostenibile, generando un’atmosfera violenta che non

possiamo controllare, inondazioni, e, soprattutto, carestie.

 

Il modello Jarach: “I guardiani della luce”

 

Il Liceo Ambientale di Laveno ha risparmiato 4600 euro con alcuni piccoli accorgimenti, da poche classi, nel 2005-6, in un anno scolastico.

Un primo tentativo di diffusione nelle scuole provinciali di diverse dimensioni, ha dato risultati molto simili. I critici avrebbero potuto facilmente osservare che il Liceo di Laveno era ai suoi primi passi, con quattro classi ed un vecchio plesso molto sovradimensionato rispetto al numero di utenti di allora, un luogo dove era facile ottenere un obiettivo clamoroso: il 55% di risparmio in un solo anno scolastico. Ma il risparmio in otto scuole che hanno adottato il metodo è stato confrontabile con quello del liceo di Laveno.

Abbiamo pensato, con il collega Emilio Puricelli, qui all’ISIS Daverio di Varese, ad altri accorgimenti per migliorare il lavoro da svolgere. E di adottare la metodica al ‘Daverio’.

Vogliamo adottare il metodo Jarach adattandolo ad un grosso plesso complesso ed alla nostra realtà, facendo per il primo anno scolastico, dato che il POF è già approvato, solo degli esperimenti nell’ambito delle esercitazioni di ecologia in campo, per una volta dove il campo             ...    Ferruccio Jarach era velista e docente di energetica 

é la scuola, non valli e laghi come nel più volte premiato progetto         

“Ecologia pratica, bacino del Margorabbia” dell’Istituto.                         

Ci limiteremo dunque a verificare quali raccolte differenziate (non presenti nel primo modello Jarach) sono praticabili a scuola, a preparare l’adozione del riciclaggio dell’alluminio a fini solidali (progetto Bonazzi, sempre del Liceo Ambientale, Laveno) e possibilmente adiniziare l’osservazione dei contatori della scuola.

I ragazzi della 3C sperimentale hanno notato che:

 

-Al piano terra del ramo geometri e nel seminterrato dei Ragionieri sono presenti, poco utilizzati, raccoglitori per carta e simili, ed alluminio. La raccolta in classe é totalmente indifferenziata.

 

-Non si possono in alcun modo regolare i caloriferi nella classe e nei corridoi, alcune aule esposte a sud soffrono calure invernali sproporzionate, mentre alcune aule sono gelide e poco praticabili nei rigori più intensi.

 

-Le luci sono normalmente accese, anche nei corridoi e nelle aule speciali, fin dalla mattina presto, supponiamo che si astato dato ordine ai bidelli di accenderle quando entrano, cioè alle 7.30 circa. Accese restano tutto il giorno indipendentemente dalla presenza di studenti o personale, il bidello del serale le spegne.

 

 

    Poster di un artista Portoghese

 

 

Una evoluzione del modello Jarach: gli osservatori dei cestini e i controllori dei caloriferi.

 

Di conseguenza, oltre ad applicare il modello originale, proponiamo che ai Guardiani della luce si affianchino, con ancor maggiore coinvolgimento degli alunni,

Gli osservatori dei Cestini ed i Controllori dei caloriferi.

 

L’osservatore dei cestini, uno per classe, turnato ad ogni quadrimestre o per decisione del docente coordinatore o del responsabile di progetto in ogni Consiglio di Classe verificherà che tutti si faccia una semplice raccolta differenziata e aiuterà verificando che siano smaltiti a tempo al piano terra i due cestini, da istituire accanto all’indifferenziato, di Alluminio e Carta, cartone, cartoncino. Per la Plastica basteranno dei trespoli porta sacco, due o tre per corridoio.

 

Il controllore dei caloriferi, uno per classe ed un controllore generale per piano, avrà a disposizione una chiave per regolare solo all’occorrenza il flusso di acqua calda nei termosifoni di classe.
Il Controllore di piano, proveniente da una terza sperimentale, dunque alunno di un corso formale di Ecologia, si occuperà di discutere con i bidelli ed altro personale la temperatura da mantenere nel corridoio, e regolare i termosifoni di conseguenza.

 

Il metodo evidentemente non può coinvolgere solo alcune terze geometri, perché materia curricolare a loro specifica. Si deve preparare la cosa con incontri brevi, formali e non, atti a creare un consenso, base di ogni possibile risultato

 

Le lezioni da imparare sono per tutti, docenti, personale ATA e alunni.

Un elenco di punti per evitare gli sprechi verrà preparato congiuntamente, un nuovo stile di vita si porta a casa ed in ufficio. Il modello è replicabile in altre Istituzioni, ci aiuta a cambiare.

Diventiamo consapevoli che gli interessi economici frenano con chiaro e semplice meccanismo un cambiamento che mina apparentemente le basi di profitto “qui ed ora” di alcune grandi imprese.

Che non si cambia se non per una forte motivazione.

Che i media vivono di pubblicità e che quindi non possono generare una reale mutazione ora, a meno di diventare strumento di nuove forze che lo chiedano a gran voce, organizzate, forti quanto i poteri che di un’Italia diversa non ‘vogliono neppur sentir parlare’, come si dice spesso.

Vogliamo essere Istituzioni consone ai desideri dell’Unione Europea, avanzate e dunque sobrie, più vicini al livello ‘zero rifiuti’, dunque fautrici di meno consumi indiscriminati e di imballaggi ridotti.

 

Nelle Imprese, il Carbon Manager invocato da anni dall’Unione da noi è solo un’ipotetica figura di un lontano futuro.

Scusi, ma chi è il  “Responsabile dell’Impronta Ecologica” aziendale? Chiedete, anche alla Bassani e credo persino in Whirlpool nessuno capirà il termine.

In Inghilterra diversi consumatori chiedono un’etichetta sui prodotti che sarà là presto legge: l’indicazione della CO2 totale emessa per produzione e distribuzione. Di una pesca o di un rotolo di carta igienica.

 

Non un euro dei risparmi resti giacente

 

Come visto, solo la continuazione dell’azione con l’impiego utile dei risparmi economici realizzati motiva il processo educativo e lo completa.

Due proposte vengono inizialmente prese in considerazione. Crediamo che l’Amministrazione Provinciale possa felicitarsi con queste o altre simili impieghi di un risparmio che si annuncia concreto.

 

Riciclaggio intelligente con il CIAL, consorzio Italiano alluminio.

Il consorzio paga le lattine un buon 30% in più del valore di mercato alla raccolta (le municipalizzate non offrono nulla), e propone a chi conferisce, insomma, alla scuola di scegliere o proporre un progetto che userà i fondi raccolti. Nel primo anno, di nuovo a Laveno, i circa 500 euro guadagnati sono andati ad un progetto di energia alternativa in Africa del locale CAST, una onlus per le tecnologie alternative.

Una proposta per usare i risparmi per ottenere un’ulteriore riduzione della nostra impronta carbonica, creare reddito ed un miglioramento ambientale e future opportunità in Etiopia viene dall’esperienza diretta del nostro Prof. Viganó. Da tempo si occupa di conservazione nel suo paese di adozione, ci propone di sostenere piantumazioni arboree in tre zone.

Un albero a dimora costa poco più di un euro, le zone scelte sono su una zona dove solo la conservazione di un ambiente in rapido degrado permetterà la crescita legata al turismo. Emissioni carboniche riscattate e sviluppo, in un sol colpo.

 

Da pochi mesi due studi hanno mostrato il problema degli effetti negativi sul bilancio carbonico delle foreste dovuti allo stesso riscaldamento globale: in zone calde e temperato-calde il mutamento climatico annulla praticamente l’effetto benefico del ripiantare alberi, dato che la foresta finisce per riemettere dalla rapida decomposizione di foglie e altri materiali organici tanto biossido di carbonio quanto ne organica con la fotosintesi.

Le tre zone sono di alta montagna, per massimizzare il beneficio dell’intervento proprio in termini di riduzione dell'effetto serra dovuto nella quasi totlità al biossido di carbonio.

 

Foresta montana intonsa in una delle tre aree di intervento, popolata dall’antilope piú rara e grande del mondo.

 

Crediamo che l’interesse per le zone potrà non solo permettere una loro conservazione urgentissima, il fermare la deforestazione, ma anche la perdita di specie endemiche, di erpetofauna (specie montane) non ancora classificata: biodiversità rarissima, singolare per collocazione, irripetibile ed in degrado molto rapido.

Auspichiamo il ritorno di una mentalità di risparmio vicina, non più antica dello stile di vita dei nostri genitori.

 

Diverse collaborazioni sul tema sono in atto tra scuole, uffici amministrativi e voci

dell’associazionismo.

Occorrono stimoli e idee nuove, come questa, per inserirle in un progetto piú vasto:

Un’Italia faro e non fanalino dello sviluppo compatibile.

 

                                                                                 M.Viganó, Varese, 15/11/2008

 

Proposta di progetto

Centro per il Territorio e l’Ambiente Danilo Dolci

Basi

Si propone di creare un centro interscolastico frequentato da alunni degli ultimi anni di alcune scuole superiori di Varese, adottando metodologie innovative legate alla progettazione, al lavoro reale e fondate sulla ricerca-azione.

Gruppi obiettivo, meglio, partecipanti saranno due tipi di giovani: alcuni brillanti assoluti dalle capacità partecipative, di applicazione e di studio provate nei primi tre anni di superiori, e un secondo gruppo formato da elementi capaci ma con difficoltà legate a problemi di motivazione, di attenzione o handicap legati alla provenienza sociale economica o altro che ne abbiano condizionato la carriera scolastica.

La riforma della scuola, oltre ad offrire delle opportunità ad iniziative simili riducendo anche notevolmente il carico orario settimanale, spinge nell’impianto ora solo teorico a mettere in atto forme di educazione peer to peer ed a confrontarsi col mondo del lavoro.

Purtroppo ad oggi informazioni non univoche e la normale paura dell’incerto hanno fatto calare gli iscritti ai nuovi licei tecnici.

I progetti pratici sul territorio offrono invece una reale motivazione, il lavoro in ambiente non prettamente scolastico favorisce la concentrazione, la ricerca-azione è indubbiamente uno strumento potente di interazione e sviluppo del territorio. Perché ascolta gli operatori, lavora con le parti in causa, le mette in grado di agire meglio nel proprio ambiente.

I freni più che percepiti da molti docenti a realizzare un curriculum soddisfacente a scuola -in un ambito ristretto e occupato da giovani non motivati- diventano uno stimolo ad un cambiamento negli stili di docenza che diversi insegnanti contattati vedono come un’opportunità per partecipare al Centro.

Fare cose didatticamente, e praticamente utili con i migliori, pronti dall’inizio della quinta a fare attività molto serie, innovative, utili: il desiderio di molti docenti competenti.

Un Nome, le tematiche

L’intitolazione a Danilo Dolci, padre della moderna metodica di ricerca azione partecipativa, un Grande dell’educazione che muove dal territorio, ci pare appropriata.

Parte dei nostri sforzi volgeranno anche a realtà lontane -dove operano alcuni docenti- che ci aiuteranno a crescere. I forti concetti Dolciani e Freiriani vengono assunti volentieri perché liberi in principio dei colori ideologici e politici che in Italia portano a molti perditempo e a malintesi certo non costruttivi. Perché studiare e comprendere insieme il nostro territorio per migliorarci in conoscenza e creare giustizia è non solo scuola di vita, ma può avere validissimi riscontri pratici, insegnando, prima, una partecipazione costruttiva alla Società.

 

Dolci studiò primo con una potente autonomia di pensiero la povertà, le sue radici, al tempo stesso combattendola attivamente. Responsabile oggi di siccità disastrose, dunque di fame e povertà tragiche nel sud del mondo è lo stesso inquinamento atmosferico che da noi rende il catino della Valle del Po la zona di vaste dimensioni con l’aria peggiore del pianeta.

La maggior responsabilità per la nostra aria sporca e uno dei peggiori contributi al mutamento climatico dipende da un cattivo uso dei trasporti, argomento che si vuole dibattere ed attaccare.

L’ISIS Daverio da due anni scolastici già lavora ad un progetto del P.o.f.: ‘La Febbre di Gaia’ che tocca il tema degli inquinamenti e del cambiamento climatico e ha iniziato a proporre alternative pratiche. http://etio.webs.com/lafebbredigaia.htm

Il coinvolgimento di un ITIS o di un IPSIA amplifica le possibilità di realizzare progetti pratici, mentre il Liceo Galilei o il Liceo Socio Pedagogico ‘Manzoni’ potrebbero portare competenze e alunni-utenti di eccellenza.

Realizzazione pratica, progettualità

Mentre credo che un numero molto limitato di aule non sia difficile da reperire in una struttura anche di prestigio, queste vanno attrezzate con un numero adeguato di PC, un plotter da progetti, un videoproiettore per aula.

Soprattutto, si lavorerà per ricercare docenti competenti, motivati, disposti a qualche sacrificio, orientati ai risultati pratici.

Le iscrizioni, e l’inevitabile adattamento di orari previsto dagli spazi temporali per il lavoro indicati nella scheda allegata, dovranno essere gestite dalle scuole di origine e da un piccolo ufficio di coordinamento sito nella sede del centro, dove una persona part-time sarà sufficiente, o gli stessi docenti si occuperanno della minima organizzazione interna.

Più significativo il ruolo di PR e manageriale rispetto alla ricerca fondi, promozione, ricerca di progetti da realizzare, studi da realizzare, a carico di un limitato team di coordinatori.

Raccolti tra i primi docenti interessati idee per le prime casistiche pratiche da affrontare si indicano alcuni temi di interesse:

  1. L’inquinamento dell’aria, dal Nord Italia molto colpito agli effetti del cambiamento climatico. Studi e proposte per limitare gli sprechi e le emissioni nel settore dei trasporti.
  2. Inquinamento dei bacini idrici della nostra zona, studi, misure di prevenzione.
  3. Risparmio energetico negli edifici Istituzionali, poi di edilizia privata (legato al punto uno).
  4. Generalizzazione alle scuole di Varese e zona del progetto di raccolta differenziata rifiuti del ‘Daverio’.
  5. Fruibilità dei giardini varesini.
  6. Valle del Margorabbia: balneabilità del Lago di Ghirba e iniziative per la protezione ed il godimento pubblico di una vale prealpina speciale.
  7. Partecipazione di eccellenza a vari concorsi scolastici, come gara di disegno con auto CAD e le “olimpiadi della matematica”.
  8. Realizzazione di rilievi e piccoli progetti per tanti comuni con limitate possibilità di bilancio.
  9. Possibilità di realizzare, nei contesti di studio del Centro, progetti per privati.

A titolo di esempio, per la Valle del Margorabbia, si cita che una delle Scuole coinvolte la studia da diversi anni con gli alunni di ecologia.

Le attività programmabili per la tematica indicata coinvolgerebbero i comuni di Valganna e Varese e la Provincia, diverse e associazioni locali, il Parco del Campo dei Fiori, esperti nei settori della Botanica, Faunistica, Geologia, Speleologia (miniera Valvassera, in parte attrezzabile per visite), Agraria, Idrologia. Poi, occorrerà della seria lobbying, con vari mezzi, sui pochi responsabili dell’inquinamento idrico a monte, mirata poi a convincere o costringere un ente a rimettere al livello corretto lo zero idrometrico del Lago. Un ampio spazio, proprietà della Provincia di Varese, potrebbe essere assai meglio e più regolarmente utilizzato: reso il lago balneabile, crediamo sia possibile, questa sarà cosa facile da realizzare.

Iniziative simili permetteranno approfondimenti in diverse materie, non solo, evidentemente, scientifico–naturalistiche, ad abitanti, discenti e docenti, tecnici.

Varese, 11/06/2010 

   

Per due Maestri

Salvatore Furia aveva in mente un osservatorio astronomico lassù in cima, già negli anni ’50. Il Campo dei Fiori lo attraeva e forse un po’ lo deludeva, all’inizio. Ragazzo migrante da Catania, era nato sotto il ‘Mons Ghebel’, Il monte dei monti, l’Etna o Mongibello. Ci raccontava che la montagna lo coivolgeva come un posto speciale, dove raccogliere le forze migliori. Le sue e, insieme, degli altri. Penso di poterlo dire con convinzione: nessun gruppo di persone come lassù ha capito a Varese il compito di queste due ultime generazioni. Lo traevano come levatrici dal cuore e dall’ambiente che li circondava. Insegnavano l’un l’altro, tra una faticata a romper sassi o ripulire il bosco, a costruire una serra fredda o ad aggiustare un pezzo di strada e prima di una notte sotto le stelle. Nessuno come i gruppi di lassù ha coltivato e messo in pratica così tra di noi gli ideali del nostro tempo, contribuendo a salvare l’ambiente e a costruire mentalità. Con il metodo dell’azione a cui segue una riflessione collettiva.

  Il Primo Osservatorio, 1956

Tanto somiglia nella maieutica del meglio di ciascuno il suo operato a quello di Danilo Dolci. Fu esempio anche Salvatore, tra i rari e alti, molto alti, dell’attivismo fatto pedagogia.

Intorno a lui si sono succedute diverse comunità: molti, molti giovani di Varese e dintorni. Con quelli la sua realtà cresceva. Diventava la Cittadella delle scienze della natura, si fondava il Parco.     Battaglie, invenzioni ed innovazioni. Ero con Luca e Vanni, ora leader alla Cittadella, sulla terrazza con delle pentole a misurare un diluvio notturno, rotti o resisi inutilizzabili altri mezzi. Salvatore prevedette la piena avrebbe riempito le cantine e danneggiato macchinari. Aveva conoscenze, e più o meno la metà di un gruppo di industriali lungo le parti alte dell’Olona lo ascoltarono e salvarono alzandolo, in tre ore, costoso macchinario salvabile. Vennero dopo quella notte dei fondi, e nacque il centro geofisico prealpino, precursore oggi a Varese del grande compito che unisce ormai tutti: lottare il cambiamento del clima che solo i nostri simili più ricchi ed ‘evoluti’ causano. Non i poveri nel mondo, gli ultimi, oggetto della vita di Danilo Dolci.

Altri avanti a noi avevano rilevato primi in Italia le pioggie acide, insieme abbiamo visto diverse comete, vegliato, lavorato, imparato.                                                                                                                            La prima visione di Furia si adattò ai tempi. Mentre i suoi primi successi nelle conferenze, ed il saper convincere un donatore a finanziare il nucleo dell’osservatorio erano figli dello Sputnik, dell’inizio dell’epoca in cui si uscì dall’atmosfera, temi più prossimi ed attuali permeano il quotidiano del Centro geofisico: rilievi e previsioni meteo, dissesto idrogeologico.

Abbiamo anche noi una visione, che vogliamo definire insieme. I nostri primi incontri fondano una realtà innovativa che nasce tra le scuole superiori di Varese, come progetto di rete, si allarga ai comuni limitrofi, potenzialmente alla Provincia. Un centro che porta alunni motivati ad imparare, ad agire e di nuovo imparare sul territorio. Rendendosi utili a noi e, con progetti pratici, a chi ci sta intorno. Conservando e facendo conoscere delle realtà locali. Preparandole ad essere fruite da chi vive vicino e più lontano. Pensando a sconvolgimenti che nel piccolo e a scala globale hanno danneggiato il pianeta, agire locale senza dimenticare il fine olistico di consegnare ai Figli una biosfera sana.

Si cercano dei progetti pilota, accennati nei documenti già circolati e già in parte assegnati a gruppi di persone fin dalla prima riunione. All’attività segue la riflessione e lo studio, non viceversa, subito si passa ad azioni concrete.

  • Necessario a primavera, presto davvero, un corso di elementi di ecologia per tutti, alunni, docenti, per chi ci sta.                                  
  • Intanto continuano o si riattivano i contatti e le iniziative per le due azioni scelte: Lago di Ghirla e Parco delle Farfalle
  • Presto, azioni volte a realizzare un piano per il contenimento delle emissioni di CO2 a Varese, partendo dalle nostre scuole, dovrebbero seguire. Diversi hanno già fatto passi importanti nella direzione giusta, partendo dalla raccolta differenziata. Deve seguire un lavoro sull’energetica: luci, forza motrice e riscaldamento. Settori nei quali con poco sforzo, se di tutti, ogni scuola può evitare di emettere diverse tonnellate al mese di gas serra e risparmiare molte migliaia di euro l’anno.

In un secondo tempo, una sede verrà attivamente ricercata in un contesto dell’alta e media provincia, in ambito di particolare valore naturale. Aule, forse anche stanze. Intorno, la nostra palestra naturale di idee: acqua, terra, boschi. Sulle sponde del piccolo, splendido lago primo obiettivo di azione e studio giacciono diverse strutture abbandonate del tutto, o mal utilizzate.

Il fine ultimo é di fare un’attività replicabile, cioé adattabile (non adottabile in toto) da altri gruppi di scuole, ad altre Provincie d’Italia. Presto, per esempio se tre gruppi di scuole in punti diversi lo avranno applicato idea e metodo con un certo successo, postici con loro in una rete anche non stretta, potremmo tentare di rimettere in uso il Centro originale di Dolci, il Borgo, a Trappeto. Davanti a uno dei più bei golfi d’Italia, con isole vulcaniche, sentieri, cavità, spiaggie e boschi troppo belli da raccontare qui.

Danilo fu un eroe modiale che applicò una sua maieutica e l’attivismo all’insegnare ed al fare, Salvatore il Grande locale del conservazionismo e della cultura della Natura.

Per questo propongo di dedicare il nostro lavoro comune a Danilo Dolci e a Salvatore Furia, con l’augurio di rubare loro un po’ di genio, di tenacia e caparbietà. E di indipendenza, intesa come la loro capacità rara di calarsi nelle realtà locali senza diventare schiavi di qualsiasi ideologia.

Per formarsi e crescere nell’attività collettiva, lasciando fuori dal Centro le parti. Dunque in primis fissando obiettivi che le escludono e agiscono per aprire al nuovo, al diverso, al pristino, al meglio che avevamo smontato, mal capito, trascurato o danneggiato.

Dovremo saperlo fare fuori e dentro di noi, perchè cuori e menti si degradano a volte male e velocemente, come valli boscate e fiumi puliti, diventano aridi e si lasciano insuciare.