My Ethiopia

La Febbre di Gaia, o di come le amministrazioni possono fare una parte importante nel ridurre emissioni e sprechi

Proposta per un intervento educativo, un metodo per ridurre lo spreco energetico in scuole ed uffici, progetto per utilizzare il risparmio ottenuto in riforestazione in tre zone in Etiopia. Riciclaggio di carta, plastica e alluminio.

 

La Regione Lombardia ha scelto di rendere curricolare in ogni ordine e grado scolastico l’insegnamento delle materie legate all’Ecologia, ora limitate al Liceo Ambientale, al corso specifico dei Geometri e ad un ridotto inserimento di educazione ambientale alle elementari e alla media inferiore.

La stessa Ecologia nel diffuso corso Geometri porta assurdamente il primo titolo di Geopedologia (ed ecologia), mentre i curricola hanno oltre i tre quarti di ecologia generale, energetica e degli inquinamenti.

La Cancelliera Merkel, in un Paese che ha case energeticamente tre volte piú efficienti delle nostre, diffuse energie rinnovabili e veramente alternative, ha praticamente soppresso i grandi inceneritori ed ha diffuso a spese del proprio ufficio diverse centinaia di migliaia di copie del film “Una scomoda veritá”: una per ogni classe di ogni ordinamento in Germania.

I tedeschi hanno prima, negli anni novanta, preso coscienza e misure concrete per limitare le piogge acide che avevano quasi distrutto ampi tratti delle loro storiche e piú care foreste, partecipato piú                   La locandina del film di Al Gore                            attivamente di altri alla lotta riuscita contro il buco dell’ozono, sono all’avanguardia nel settore eolico, fotovoltaico e dei veicoli a basso consumo.

Il successo del film di Al Gore, lezione magistrale, praticamente perfetta sulle problematiche del cambiamento climatico e sulla sua origine antropica, legata alla combustione di idrocarburi ad uso energetico, con l’esempio dell’Europa ci spingono a rivalutare il nostro stile di vita, urgono a cercare ed a chiedere a chi ci amministra un intervento immediato.

Le conseguenze del cambiamento climatico, la grande questione da affrontare subito sono note e, purtroppo, tragiche.

Un attivo gruppo di negazionisti, sponsorizzati da grandi interessi che vengono messi in causa è in rapido calo numerico, ma si affanna ancora -contro l’evidenza- a dar la colpa del cambiamento climatico ad altre del tutto improbabili cause scientifiche, negate del tutto da ogni esperto del settore, o ad invocare ignoti meccanismi di autoregolazione ambientale che, come minimo, nessuno vede e tardano ad intervenire. I negazionisti del cambiamento climatico sono in Italia particolarmente attivi, e occupano cariche di Governo, come illustrato da una mozione in Senato promossa nel Marzo 2009, che tentava di negare del tutto la correlazione diretta tra emissioni carboniche e mutamento del clima. Tre giorni prima che il Presidente Obama dichiarasse la CO2, in qualunque concentrazione, tossica per l'uomo. In quanto più che provatamente dannosa per l'ambiente.

 

Le Carestie sono il piú tragico degli effetti del cambiamento climatico.

Chi scrive vive in Etiopia da quattordici anni, anche se ultimamente impegni di docenza mi hanno fatto risiedere a Varese per gran parte del’anno. La scorsa primavera ho rivisto la fame, e peggio mi sono reso conto che il motivo per cui le carestie si sono avvicinate di

circa nove volte rispetto al passato sta tutto nel riscaldamento della nostra atmosfera.

La tragica fame che in Etiopia era il ricordo di un nonno -dato che si ripeteva ogni due generazioni- si presenta ora piuttosto regolarmente due volte in un decennio. Inseriti in un modello dati relativi all’erosione, alla pressione antropica a gli sforzi vari che comunità e governi fanno per allontanare le carestie, risulta piuttosto chiaramente che il loro ricorrere rapido dipende solo dal ravvicinarsi delle siccità piú gravi: terreni in Etiopia almeno ci sono ancora, la popolazione cresce ma molto meno che in passato, nelle buone annate si esportano centinaia di migliaia di tonnellate di cereali nei paesi vicini per far fronte al debito internazionale.

Che possiamo rispondere a chi, centinaia di migliaia di sfortunati solo in Etiopia, dice che la colpa della fame è in un “mancato amore di Dio, che non fa cadere la pioggia”? Teniamoci per noi per ora che, senza esser Dio, i fortunati del mondo hanno vissuto e, peggio continuano a viver in modo insostenibile, generando un’atmosfera violenta che non

possiamo controllare, inondazioni, e, soprattutto, carestie.

 

Il modello Jarach: “I guardiani della luce”

 

Il Liceo Ambientale di Laveno ha risparmiato 4600 euro con alcuni piccoli accorgimenti, da poche classi, nel 2005-6, in un anno scolastico.

Un primo tentativo di diffusione nelle scuole provinciali di diverse dimensioni, ha dato risultati molto simili. I critici avrebbero potuto facilmente osservare che il Liceo di Laveno era ai suoi primi passi, con quattro classi ed un vecchio plesso molto sovradimensionato rispetto al numero di utenti di allora, un luogo dove era facile ottenere un obiettivo clamoroso: il 55% di risparmio in un solo anno scolastico. Ma il risparmio in otto scuole che hanno adottato il metodo è stato confrontabile con quello del liceo di Laveno.

Abbiamo pensato, con il collega Emilio Puricelli, qui all’ISIS Daverio di Varese, ad altri accorgimenti per migliorare il lavoro da svolgere. E di adottare la metodica al ‘Daverio’.

Vogliamo adottare il metodo Jarach adattandolo ad un grosso plesso complesso ed alla nostra realtà, facendo per il primo anno scolastico, dato che il POF è già approvato, solo degli esperimenti nell’ambito delle esercitazioni di ecologia in campo, per una volta dove il campo é la scuola, non valli e laghi come nel più volte          Ferruccio Jarach era velista e docente di energetica           

premiato progetto “Ecologia pratica, bacino del Margorabbia” dell’Istituto.                         

Ci limiteremo dunque a verificare quali raccolte differenziate (non presenti nel primo modello Jarach) sono praticabili a scuola, a preparare l’adozione del riciclaggio dell’alluminio a fini solidali (progetto Bonazzi, sempre del Liceo Ambientale, Laveno) e possibilmente ad

iniziare l’osservazione dei contatori della scuola.

I ragazzi della 3C sperimentale hanno notato che:

 

-Al piano terra del ramo geometri e nel seminterrato dei Ragionieri sono presenti, poco utilizzati, raccoglitori per carta e simili, ed alluminio. La raccolta in classe é totalmente indifferenziata.

 

-Non si possono in alcun modo regolare i caloriferi nella classe e nei corridoi, alcune aule esposte a sud soffrono calure invernali sproporzionate, mentre alcune aule sono gelide e poco praticabili nei rigori più intensi.

 

-Le luci sono normalmente accese, anche nei corridoi e nelle aule speciali, fin dalla mattina presto, supponiamo che si astato dato ordine ai bidelli di accenderle quando entrano, cioè alle 7.30 circa. Accese restano tutto il giorno indipendentemente dalla presenza di studenti o personale, il bidello del serale le spegne.

 

  

  

    Poster di un artista Portoghese

 

 

Una evoluzione del modello Jarach: gli osservatori dei cestini e i controllori dei caloriferi.

 

Di conseguenza, oltre ad applicare il modello originale, proponiamo che ai Guardiani della luce si affianchino, con ancor maggiore coinvolgimento degli alunni,

Gli osservatori dei Cestini ed i Controllori dei caloriferi.

 

L’osservatore dei cestini, uno per classe, turnato ad ogni quadrimestre o per decisione del docente di Ecologia o del responsabile di progetto in ogni Consiglio di Classe verificherà che tutti si faccia una semplice raccolta differenziata e aiuterà verificando che siano smaltiti a tempo al piano terra i due cestini, da istituire accanto all’indifferenziato, di Alluminio e Carta, cartone, cartoncino. Per la Plastica basteranno dei trespoli porta sacco, due o tre per corridoio.

Il controllore dei caloriferi, uno per classe ed un controllore generale per piano, avrà a disposizione una chiave per regolare solo all’occorrenza il flusso di acqua calda nei termosifoni di classe.
Il Controllore di piano, proveniente da una terza sperimentale, dunque alunno di un corso formale di Ecologia, si occuperà di discutere con i bidelli ed altro personale la temperatura da mantenere nel corridoio, e regolare i termosifoni di conseguenza.

 

Il metodo evidentemente non può coinvolgere solo alcune terze geometri, perché materia curricolare a loro specifica. Si deve preparare la cosa con incontri brevi, formali e non, atti a creare un consenso, base di ogni possibile risultato

 

Le lezioni da imparare sono per tutti, docenti, personale ATA e alunni.

Un elenco di punti per evitare gli sprechi verrà preparato congiuntamente, un nuovo stile di vita si porta a casa ed in ufficio. Il modello è replicabile in altre Istituzioni, ci aiuta a cambiare.

Diventiamo consapevoli che gli interessi economici frenano con chiaro e semplice meccanismo un cambiamento che mina apparentemente le basi di profitto “qui ed ora” di alcune grandi imprese.

Che non si cambia se non per una forte motivazione.

Che i media vivono di pubblicità e che quindi non possono generare una reale mutazione ora, a meno di diventare strumento di nuove forze che lo chiedano a gran voce, organizzate, forti quanto i poteri che di un’Italia diversa non ‘vogliono neppur sentir parlare’, come si dice spesso.

Vogliamo essere Istituzioni consone ai desideri dell’Unione Europea, avanzate e dunque sobrie, più vicini al livello ‘zero rifiuti’, dunque fautrici di meno consumi indiscriminati e di imballaggi ridotti.

 

Nelle Imprese, il Carbon Manager invocato da anni dall’Unione da noi è solo un’ipotetica figura di un lontano futuro.

Scusi, ma chi è il  “Responsabile dell’Impronta Ecologica” aziendale? Chiedete, anche alla Bassani e credo persino in Whirlpool nessuno capirà il termine.

In Inghilterra diversi consumatori chiedono un’etichetta sui prodotti che sarà là presto legge: l’indicazione della CO2 totale emessa per produzione e distribuzione. Di una pesca o di un rotolo di carta igienica.

 

Non un euro dei risparmi resti giacente

 

Come visto, solo la continuazione dell’azione con l’impiego utile dei risparmi economici realizzati motiva il processo educativo e lo completa.

Due proposte vengono inizialmente prese in considerazione. Crediamo che l’Amministrazione Provinciale possa felicitarsi con queste o altre simili impieghi di un risparmio che si annuncia concreto.

 

Riciclaggio intelligente con il CIAL, consorzio Italiano alluminio.

Il consorzio paga le lattine un buon 30% in più del valore di mercato alla raccolta (le municipalizzate non offrono nulla), e propone a chi conferisce, insomma, alla scuola di scegliere o proporre un progetto che userà i fondi raccolti. Nel primo anno, di nuovo a Laveno, i circa 500 euro guadagnati sono andati ad un progetto di energia alternativa in Africa del locale CAST, una onlus per le tecnologie alternative.

Una proposta per usare i risparmi per ottenere un’ulteriore riduzione della nostra impronta carbonica, creare reddito ed un miglioramento ambientale e future opportunità in Etiopia viene dall’esperienza diretta del nostro Prof. Viganó. Da tempo si occupa di conservazione nel suo paese di adozione, ci propone di sostenere piantumazioni arboree in tre zone.

Un albero a dimora costa poco più di un euro, le zone scelte sono su una zona dove solo la conservazione di un ambiente in rapido degrado permetterà la crescita legata al turismo. Emissioni carboniche riscattate e sviluppo, in un sol colpo.

 

Da pochi mesi due studi hanno mostrato il problema degli effetti negativi sul bilancio carbonico delle foreste dovuti allo stesso riscaldamento globale: in zone calde e temperato-calde il mutamento climatico annulla praticamente l’effetto benefico del ripiantare alberi, dato che la foresta finisce per riemettere dalla rapida decomposizione di foglie e altri materiali organici tanto biossido di carbonio quanto ne organica con la fotosintesi.

Le tre zone sono di alta montagna, per massimizzare il beneficio dell’intervento proprio in termini di riduzione dell'effetto serra dovuto nella quasi totlità al biossido di carbonio.

 

Foresta montana intonsa in una delle tre aree di intervento, popolata dall’antilope piú rara e grande del mondo.

 

Crediamo che l’interesse per le zone potrà non solo permettere una loro conservazione urgentissima, il fermare la deforestazione, ma anche la perdita di specie endemiche, di erpetofauna (specie montane) non ancora classificata: biodiversità rarissima, singolare per collocazione, irripetibile ed in degrado molto rapido.

Auspichiamo il ritorno di una mentalità di risparmio vicina, non più antica dello stile di vita dei nostri genitori.

 

Diverse collaborazioni sul tema sono in atto tra scuole, uffici amministrativi e voci

dell’associazionismo.

Occorrono stimoli e idee nuove, come questa, per inserirle in un progetto piú vasto:

Un’Italia faro e non fanalino dello sviluppo compatibile.

 

                                                                                 M.Viganó, Varese, 15/11/2008