My Ethiopia

Blog

view:  full / summary

Dimesso Scajola, ministro d'Italia. Miserrimo, non sapeva che altri gli avevano pagato la casa. FORZA ITALIA!

Posted by etio on May 4, 2010 at 8:37 AM Comments comments (0)

Pubblico tre commenti lasciati ora sul sito

Facebook del Popolo Viola

 

1- Capita, di trovarsi la casa pagata da altri, che casa, e non saperlo. Capita a TUTTI!!

Come al Berluscahaha, che non capiva come mai il suo avvocato avesse pagato quello lì, non se lo ricorda mai.. il comesichiama.. l'avvocato MILLS.

VOTERESTE, qualunque dei due?

 

2- Io non voto, se non con i piedi -provando a scapparmene di nuovo in Etiopia- per i furbetti del quartierino, quelli la cui politica é la speculazione pagata dai criminali dell'Aquila.

Io insegno Estimo, trovare valore dei beni immobili. Quando trovo che il politico ha pagato un terzo del valore, moltiplico per tre il valore pagato e trovo non solo quanto ha rubato, ma quanto resta debitore dei mafiosi.

Non mi chiamo Nemo. Non vivo in un'ANEMONE!

 

3- Molte scuse, dal profondo del cuore, a chi si é fatto infinocchiare, e l'aveva votato.

L'Italia sta tra i paesi, circa uno su dieci al mondo, dove l'informazione é più calpestata. Motivazione: La Mafia interferisce con il lavoro dei giornalisti.

Secondo termine del sillogismo: un ministro ladro ha la casa pagata (non lo sapeva, comunque, il miserando) da una cricca della mafia del mattone.

Deriva inequivocabilmente che il governo, poiché di Mafia, imbavaglia i giornalisti che osano parlare.

 

Un' Etiopia Diversa

Posted by etio on April 14, 2010 at 8:18 AM Comments comments (0)

Rientro oggi a scuola a Varese, dove insegno ecologia economia ed estimo a giovani poco interessati ma simpatici, confusi circa il loro futuro ma capaci, disattenti ed in genere privi di grandi progetti. Sedici, diciotto anni, di quella generazione che ha visto da infante immagini televisive a raffica e non sa più concentrarsi su nulla per più di trenta secondi di fila.

Ho da raccontare i successi della mia ecologia pratica, della mia ricerca azione per trasformare scoperte che mi confondono, tutte nella stessa limitata rregione d'Etiopia, in redditi turistici per tanti tra i più poveri del pianeta.

In questa ultima missione, con tre fotografi Varesini ed un' Americana, finalmente le foto serie della più bella grotta del continente, scoperta più di un anno fa, e una inattesa fortuna:

il responsabile del turismo della provincia di Gursum, indicatagli una zona che mi pareva troppo bella per non aver dato brividi anche ai nostri antenati, ha trovato per noi un sottosasso granitico speciale.

Non una bella grotta, giusto una parete nel granito rosa chiaro, riempita come nella paura del vuoto, quell' 'Horror Vacui' dei pittori medievali, con crica 160 vacche, un Dio Pitone che sovrasta tutto, lungo due metri, decine di figure umane e dozzine magiche, in quattro colori, bianco, nero, ocra e rosso. In stili diversi, certo arte molto antica, dato che le più recenti che vi riconosco, da scoperte precedenti in zona, datano da dopo il 500 AC.

E' la più bella parete di pitture rupestri mai vista da noi in Etiopia, dove ce ne sono a decine, molte riscoperte da poco o del tutto ignote alla scienza, tra Chelenko ed il Kundudo, negli anfratti e nei primi tratti di grotte da esplorare.

Attendendo di pubblicare le foto, su autorizzazione del responsabile delle antichità Etiopico, Jara Haile Michael, ricordo Nasir, il protospelologo Etiopico che lavora nel mio uffico all'Oromia, Turismo e Cultura, il nostro uomo di campo, l'Indiana Jones Etiopico.

 

Nasir sta lottando con un certo signor Thomas, ricco tour operator che rispetto, ficcatosi per chissà quale irrefrenabile ingordigia a far danni in una riserva unica al mondo per definizione, il santuario dell'Antilope di Montagna Tragelaphus buxtoni di Kuni e del monte Muktar.

 

 

 

 A un'ora di marcia da Kuni, a quasi  tremila metri sul mare, in una radura verde e fresca aspettava il suo unico cliente, un Russo danaroso, che spende 50.000 dollari per un trofeo.

Ammetto, forse il più caro al mondo, anche se colleghi suoi a volte per un Russo, uomo, morto -dicono le cronache- pagano anche di più. Ma non si portano a casa un trofeo da mettere al muro. Tutto compreso, per dieci giorni di teatrino osceno, in cui gli uomini del Thomas, di cognome Mattanovich, lo meneranno in giro nascondendogli l'ultimo maschio di quel lato di riserva che abbia corna lunghe abbastanza da figurare bene sulla sua parete.

 

A lui, Russo fortunato, l'augurio che il Cites, organo mondiale che lotta da anni contro questi abusi, non metta mai piede nel suo infausto museo personale. E' successo da noi ad un Veneto, che ora sconta diversi anni di reclusione.

Dieci giorni a farsi prendere in giro, perché ogni giorno di caccia in più costa  circa altri 2000 dollari. E' arrivato da tre giorni, con il suo agente, Inglese domiciliato in Zimbabwe, la ex Rhodesia di tali campioni di cattivo rapporto con l'Africa. Insieme con i locali faranno apparire quell'unico esemplare designato, a pochi passi da lui. L'ultimo giorno del safari!

 

E se qualcuno mettesse uno striscione ad accoglierlo, con scritto "Welcome to the only Reserve in the world dedicated to the Mountain Nyala, endemic to Ethiopia, Cameras permitted"?

Nessuno, dico nessuno dei locali vuole che sparisca l'ultimo bel maschio di quell'altera specie, in zona. Uno studioso, tale Paul Evangelista, esperto dell'animale, si é inventato mezzi strani per decretare che ce ne sono 4000 al mondo, e dice ce ne siano 200 nella riserva loro dedicata, intorno al campo permanenete e illegale del nostro bracconiere, Thomas. Dice di averli visti dal satellite, mentre chi li ha contati e ricontati sa bene che erano 17, prima che il Mattanovich ne facesse fuori quattro oltre ad imprecisato numero di Leopardi, Facoceri, altri animali rari. Peccato che lo studioso scriva per African Indaba, la rivista dei cacciatori, che la sua ricerca da loro fosse sponsorizzata. Per intenderci, é come se l'arbitro Moreno, Ecuadoregno, fosse scelto al posto del bravo Collina a.. designare gli arbitri Italiani.

Chiedo pubblicamente, e vedrò di tradurre e mandare in persona lettera aperta al Dr. Kifle Argaw, capoufficio dell'Autorità Federale per la Fauna, perchè il teatrino triste abbia fine.

1) Il signor Mattanovich ha, per motivi che mi sfuggono, permesso di uccidere due Mountain Nyala all'anno nella riserva loro dedicata, mi domando come.

2) Ha fatto una strada per arrivare al suo campo, che é illegalmente permanente, quattro volte l'anno, in un parco per settimane. Nessuno lo ha mai autorizzato.

3) Nel mondo si concede in certi casi, per animali NON ENDANGERED come il nostro, l'abbattimento del 2% dei maschi adulti. Su 17 in zona, certo ZERO a Kuni!

A conti rifatti, Zero anche applicando la normativa Etiopica, più permissiva proprio in un paese con risorse uniche ed in rapida sparizione, del 5%.

4) Nessuno in zona vuole i cacciatori, evidentemente incompatibili con il turismo che il Governo vuole promuovere. Kuni, liberata da questa assurda situazione, é un complemento unico al mondo al parco nazionale di savana Awash. Perché nessun altro paese al mondo può vantare queste foreste montane con specie da cercare, questi pascoli non solo della maestosa antilope di montagna, a cento km di distanza da un parco caldo e tanto diverso

5) I cacciatori bianchi sanno, nonostante i mezzi, essere pericolosamente maldestri. Il Mattanovich va a Kuni almeno 4 volte l'anno, contando di fare conte e 'sparando' di non sparare, lo fa per puro lucro e miserando divertimento dei suoi clienti, presi in giro.         L'altra volta un cliente ha mancato un leopardo, da poca distanza. La fiera si é vendicata riducendo in misere condizioni un locale. Nasir ha documentato le prfonde ferite sulla faccia ed il cranio del malcapitato.

 

Salviamo la riserva di Kuni, integriamola come una delle grandi risorse per il turismo della nuova via Extended East Route. Meno fucili, più macchine fotografiche in Etiopia.

L'Italia immobile si desti e cambi tecnologia, ora o mai piu'

Posted by etio on December 11, 2009 at 7:54 AM Comments comments (0)

 

Pur di non prendere serie misure e cambiare stili produttivi e di consumo si cita di tutto.

Persino Zichichi, che anni fa avrebbe voluto dar la colpa del cambiamento climatico ad inspiegabili polveri cosmiche.

O il fatto stranoto che i ghiacciai si ritiravano già, lentamente, prima che il biossido di carbonio arrivasse ai livelli attuali. Seminare il dubbio, far prevalere la confusione, negare l’evidenza.

Come ultima risorsa della difesa in un processo già perso.

Peccato che i trentamila esperti del Pannello Mondiale sul Cambiamento Climatico siano concordi, e che tutti, dico tutti gli studi scientifici da una dozzina di anni siano chiarissimi: l’accelerazione tragica del cambiamento é causata solo delle emissioni, dal bruciare combustibili fossili e dallo spreco energetico che libera CO2.

Ghiacciai sciolti molto più di quanto un trend lasciava presagire? Poca cosa:

1- La fame dovuta alla siccità che affamava i miei vicini Etiopici presso Harer, nel Sidamo e nel Tigray ogni due o tre generazioni ricorre ora ogni 5-6 anni. Il ravvicinamento è del tutto spiegato dal solo fattore presenza di CO2 nell’atmosfera mondiale.

 

Kevin Carter, Fame in Sudan, Pulitzer Prize. Il piccolo si alzò e cacciò l'avvoltoio.

Dopo Copenhagen, riusciremo anche noi a scacciare la fame sempre più reale ne Sud?

 

2- Malattie tropicali arrivate ovunque anche a Milano con parassiti prima sconosciuti perché uccisi dall’inverno; la malaria, il primo killer, salita da 1600 ad oltre duemila metri in Africa ed altrove.

3- Mari rialzati e coste invase, isole sparite, acqua alta non solo a Venezia. Il rischio non peregrino che lo scioglimento possibile dei ghiacci della Groenlandia fermi la pompa della corrente del golfo, portandoci in una generazione ad avere in Insubria centinaia di metri di ghiaccio sulla testa: ad una glaciazione.

4- Uragani negli USA, nell’Est e anche in Sicilia con molti morti e distruzione, dei quali si vuole incolpare qualche amministratore localissimo. Eventi un tempo impossibili che ora si ripetono regolarmente, da tanto il golfo della Sirte si è riscaldato con tutto il mediterraneo

Trenta politici di calibro, come Poli Bortone ancora questo Aprile dal Senato scrivono e sottoscrivono che o il ‘riscaldamento globale’ -ancora ignari del ‘cambiamento climatico’- è dubbio, o sarà certo positivo per l’Italia.

Certo, ridotta a paese di solo turismo, in competizione con altri vicini o tropicali molto più pristini. Tre giorni dopo Obama decretava il biossido di carbonio tossico, per costringere industrie e privati a limitarne in ogni modo le emissioni.

Altra figuraccia mondiale, ben più di sostanza dell’operetta buffa del Primo Ministro o di chi lo vuole incastrare, delle sue interminabili corse per legalizzare troppe situazioni personali insostenibili davanti ai tanti giudici.

La cassa integrazione dà pochi mesi di sollievo a dipendenti ed imprese di ogni tipo, tra noi a Varese e Milano, ovunque in Italia, ma per quanto tempo?

Una volta i prodotti della meccanica fine venivano copiati nel lontano est a cicli poliennali. Insomma, facevi un’innovazione, dopo anni arrivava la fotocopia, perfetta e indistinguibile, a meno di metà prezzo.

Successe a mio nonno nell’immediato dopoguerra. Si congetturò una delle prime macchine da cucire ‘a mano’, piccolo capolavoro di ingegno di Cassano Magnago e del tessile di un’era che fu.

Sollecitato per lettera ne inviò orgoglioso due esemplari a Taiwan, vantandosi al bar: “t’e vist, ti che te disevet che la pesa e la var nagott, semm prunt a l’espurtazion”.

Vana la sua gloria e invertito il flusso sperato, dopo tre anni trovò nel catalogo di un noto importatore Genovese la sua macchina, uguale e alleggerita.

L’amico Claudio Pierobon è il titolare di un’officina pluridecennale che ha fatto non solo le parti, ma moto intere da competizione e perfezionamenti delle moto e biciclette dei migliori al mondo.

 

 

 

Mi dice che i suoi pezzi arrivano dalla Cina meno di un mese dopo aver esposto una novità in fiera. A un quinto del prezzo.

Dobbiamo investire nella ricerca, usare l’ingegno che abbiamo ancora, nonostante tanto regresso che inizia dalla poca voglia di imparare nelle nostre scuole, di cambiare nelle amministrazioni e nelle imprese. Dirigere gli sforzi di tanti verso il creare tecnologie alternative, forme di risparmio come il riciclaggio dei rifiuti, la loro drastica e repentina riduzione, per salvare non solo una natura ormai fortemente modificata, ma il nostro lavoro futuro.

Non la chimica o la meccanica fine ci possono trarre dall’impiccio tragico incombente da troppo tempo.

Non si combatte la globalizzazione, la si cavalca o ci si convive.

Chi nel nostro nord si dice antiglobale propaga ignoranza per inventarsi assurde guerre di provincia contro popoli e religioni, brandendo persino un Crocefisso preso a simbolo di esclusione di tanti, come per inventarsi una sottoreligione localista senza misericordia, senza Dio. Usa, invero, solo la xenofobia per cercarsi voti.

Li trova da chi non ha capito che succede veramente, e si lascia infinocchiare. I molti tristi risolveranno -magari brillantemente, ma per poco- il solo problema del proprio reddito. I politici passano infatti il tempo a perdere i nostri giorni preziosi, litigando. Ma per prebende profumate.

La risposta a chi cerca un lavoro può venire solo dalla ricerca e dalla produzione ed esportazione di mezzi e sistemi per non inquinare, fermare i livelli di CO2 agli attuali, ripiantare alberi e arbusti.

Facile, direi obsoleto fare l’auto più competitiva in termini di prestazioni assolute, senza guardare ai consumi. Molto più difficile fare una bicicletta elettrica, ad emissioni zero, leggera e sufficientemente semplice. Per renderla competitiva sul prezzo.

Logico continuare un modello industriale retto da cento e più famiglie di eredi di innovazioni datate, in campi dove la competizione globale si fa insostenibile? Stupido, eppure questa è la linea presa dai nostri politici. Che comunque hanno da discutere molto più sul passato del Primo Ministro che sui cassintegrati di casa.

Intanto invece a Buguggiate, in piena crisi, la Enoplastic, ditta di un Varesino che si inventò dei tappi per vino in plastica riciclabile per non tagliare le querce da sughero, lavora su tre turni e non licenzia nessuno. Quella signora del trevigiano che fa i migliori filtri in plastica del mondo conquista nuovi mercati.

Sono ancora, queste, vecchie tecnologie. Noi Italiani sapremmo inventarci e sviluppare in serie più di un modo per produrre e risparmiare energia senza alimentare siccità e fame, uragani e valanghe di fango.

Le prime eoliche da sessanta metri erano dell’Enel, ma il disinteresse istituzionale ci fermò.

Fermi era dei nostri, il regime lo fece fuggire, altrove brevettò il reattore nucleare.

In Italia non esiste una legge univoca per colpire chi inquina, se non dispositivi antiquati per chi scarica nelle acque pubbliche: per accusare i politici -certo senza risultato pratico- delle morti durante le inversioni termiche dello scorso inverno a Milano si ricorre al ‘getto di oggetti pericolosi’!

Per farcela occorre ripulire e ribaltare l’immobilismo del sistema che ci governa. Produrre incentivi seri alla riconversione dei settori in crisi. Ronde non per decidere se il manifestino che riporta gli orari di preghiera nel mese di ramadan è sovversivo (sic!), come nell’ennesima figuraccia degli ‘angeli urbani’ di Varese, ma di camminatori che si accorgono dei tubi segati delle fogne di Ganna, del loro depuratore mai mantenuto e inservibile. Il primo dei due fatterelli di cronaca varesina dei giorni scorsi si risolverà in un lauto compenso che un incauto giornale locale dovrà pagare ai millantati sovversivi, la seconda, scoperta fatta da un gruppo di studenti di ecologia, spero davvero si risolva nel rendere il lago di Ghirla, meraviglia prealpina, un bacino pulito e fruibile, il Margorabbia un fiume vivibile e pescoso.

Per risolvere il problema del razzismo basta ridere, isolandole, delle sparate xenofobe, ascoltare il diverso che tanto diverso non è. Le ronde che tanto nessuno vuol fare siano almeno fatte da persone che hanno studiato.

Per capire dove ci porta il mondo, il rapido cambiamento, bisogna cambiare registro.

Accettare ad esempio che grande parte della pressione dei poveri del sud viene dal cambiamento climatico che nega loro la sopravvivenza.

Usare finché siamo in tempo ogni opportunità che il nostro genio ci offre per riconvertire i nostri capannoni, le fabbriche, i quadri all’esigenza di fare del nuovo, che vende e non danneggia.

Come ha saputo fare Marchionne, che ha venduto ad Obama la tecnologia della sua Fiat, che di piccole macchine a basse emissioni ha fatto vivere tanta Italia per centodieci anni.

Apologia di un parco

Posted by etio on December 11, 2009 at 7:27 AM Comments comments (0)

Vi era una cima, piatta, immensa, presso il Cielo. Sopra, gli uomini sentivano l’Infinito già vicino.

Era il Sacro Monte Kundudo. Un’Amba elegante, bella da toglierti il fiato, densa di segreti, di leggendarie vite vissute. Luogo intonso di misteri di natura congenerati ad essa, aperti solo alla Mente che li ha creati.

 

 

Sopra, un giorno ignoto e perso gli uomini che pregavano nella moschea antica di pietre bianche fondate nel campo eccelso liberarono dei cavalli grandi, bianchi e rossi. Sapevano era giusto fossero lì.

Poco sotto gli alberi di zigba torniti a fusi scuri e delicati lambivano le parati nere del basalto, torreggiavano nel denso della foresta dove le antilopi più rare ancora si celavano. Altri cavalli andavano pascolando soli ed alteri, dimentichi dell’uomo.

Rivoli, poi torrenti, infine fiumi stagionali di bianche acque fluivano dagli anfratti, dalle tane, dai cunicoli sotto le grotte più belle d’Africa.

Goccia su goccia, dalla prateria e dai costoni diritti cola nelle viscere fredde. Lambisce le rocce nere scaldate dal sole, che non la temono, lenta scioglie in trabecole invece la massa del carso candido, lo riplasma in campi solcati, doline, inghiottitoi che entrano nel buio vivo dove le creature ipogee lente danzano, mai oscure al loro creatore, corrono sulle colonne dalle forme mirabolanti o nuotano nelle sorgenti.

L’acqua fa rivivere la roccia in forme nascoste dove il buio, le polveri, i sali ed il tempo plasmano l’incredibile decoro delle grotte, un soffio scultore inarrestabile.

 

Sgorga e accende i pendii bassi di coltivi di foglie stimolanti, nel brulicare dei nuovi venuti, i contadini instancabili, i villaggi di chi non ha saputo conservare la foresta, i tuguri di chi ha distrutto il sogno dei cavalli nati senza padrone, minacciando il Monte Sacro, per semplice non sapere, ignoranti del loro chiaro futuro.

Non capivano, non potevano, quanto fosse nel Kundudo, che speranza portasse. Avevano visto solo il facile baratto del verde millenario per pochi pezzi d’argento, l’aggiogamento all’aratro dei suoli spogliati. Dimentichi delle gesta di Ahmed al Ibrahimi, il mancino, dei re di Harer, degli stagni e della città di Hubat, splendente mito dell’Islam che conquista, impoveriti alla ricerca di poco pane senza storia.

Chi non sa profana, quasi senza colpa. I figli Oromo hanno intaccato il Sacro del monte, hanno tagliato troppo di quella foresta, sterminato ignoti esseri che in essa si moltiplicavano occupando le sue fronde, le sue acque, le sue cortecce e le sue radici.

Ora chi ha capito deve salvare ciò che l’occhio vede ancora.

Le viscere della roccia hanno protetto invece, dietro minuscole fenditoie di risorgiva, nel buio profondo i misteri delle caverne intricate scavate da che il Kundudo esiste, ancora plasmate dal tempo.

Ma gli esseri del mare trasformati in pietra da sortilegio, gli alberi sontuosi, il sottobosco fitto ed i cavalli liberi insieme liberi devono tornare, dimentichi della mano dell’uomo che taglia, raccoglie per monetizzare, lega alla corda e abbrutisce.

 

Nel Kundudo

Posted by etio on November 13, 2009 at 6:09 AM Comments comments (0)

 

Dalla soglia stretta scendi nel vento

Nel buio profondo che esce dai sassi,

verso le acque degli abissi.

Aria fresca, acque fredde,

mai solo tra i massi

legato ad un chiodo,

sospeso solo alla corda

che ti scivola dalla mano

sul ventre, più giù e avanti,

dove nessuno ha mai visto.

Accendi il cunicolo, scopri

Il passaggio, nuove sale decorate

Da gemme senza tempo, vive

Che urlano colori, gocciolano

latte di grotta, polveri magiche,

tra cristalli rari.

Specchiare il casco nel lago

Puro verde, guardando le perle

Crescere, i massi del fondo brillare.

Esausto risalire, braccia dolenti,

schiena piegata, alla luce sul monte.

Insonne rivedere senza capire

come il tempo riempie di

meraviglia la tua grotta.

Come vivono i suoi esseri,

Che sarà ora del monte di magia.

 

 

Morti Nere in Italia

Posted by etio on June 26, 2009 at 4:11 AM Comments comments (0)

Ieri si dibatteva sulle morti bianche sul lavoro: sono uscite le statistiche annuali, le migliori dal 1951. Meno di 1200 morti in servizio. Insegno in un Istituto per Geometri, la tematica tocca molti miei colleghi e da un paio di anni fa molto cronaca in Italia.

Cronaca utile  per una rara volta! Se ne é parlato, tanto in modo costruttivo quanto a sproposito, coprendo il rumore assordante che dai paesi vicini e lontani in continuo dovrebbe giungere sulle vergogne del risibile Primo MInistro Italiano e su altre chicche nazionali.

Il tema quasi quotidiano ha spinto diversi piccoli e più grandi imprenditori a tentare l'applicazione delle norme di sicurezza nei cantieri e in fabbrica, quelle che noi insegnamo da anni a scuola. I risultati sono apprezzabili.

Un dubbio resta, però: le morti bianche degli stranieri sono in netto aumento, invece.

Triste trasferimento delle distrazioni in cantiere, del criminale 'laisser faire, laisser passer' degli imprenditori, se chi richia non viene dalle nostre terre.

Italia paese del razzismo spinto e di sistema, landa dove non esisteranno mai Nuovi Italiani integrati, dato che persino il lessico chiama i forestieri "Extracomunitari", termine da bandire subito. Come estrenei alla comunità non saranno mai integrabili, sono percepiti e finiranno col divenire davvero difficili da assimilare.

Meglio dovrebbero dirsi forse 'inframucchitari', sotto il mucchio, sfruttati e certo non degnati delle attenzioni, anche in materia di sicurezza, che fanno civile una società.

Gan sbianca' la faccia al Santo Patrono. Semm spaventaa anca del culur di Sant al di' d'incoeu

Posted by etio on May 9, 2009 at 4:41 PM Comments comments (0)

Oggi ricorre la festa patronale di Varese. San Vittore Mauro, Africano della Mauritania, Martire giunto vincitore a Milano dopo una lunga campagna, ma colà ucciso perché Cristiano, nel 303.

Fu uno dei Santi preferiti da Ambrogio, che evangelizzò le nostre zone, dopo essere stato battezzato da un Africano ancor piú Grande, Sant'Agostino.

Certo per questo Varese si fregia, sola al Mondo, di cotanto Vincitore Patrono.

Un altro Vittore, pure Africano e militare onora le cronache dei Santi, affiancato ad una donna che, vedendolo martirizzare tanto silamentava e lo confortava da venir per lui arrestata e presto uccisa, pur non essendo Cristiana. Ma quello precede Vittore Mauro di oltre un secolo, e fu martirizzato in Siria.

Questa bella tavola rappresenta un 'Kiddus Fictor' 'SanVittore'. Potrebbe essere qualunque dei due, dato che erano entrambi scuri e rappresentati a  cavallo, come militari. Fregia di se la sala delle Icone antiche alla mostra "Nigra sum sed Pulchra" a Venezia, che chiude in questi giorni.

 


Venezia, Ca' Foscari. Una foto sfuocata, il flash non avrebbefatto bene ad una tavola antica

 

Una curiosa versione del Martire Patrono noto ahimè sul sito della pur perinsigne basilica Varesina dedicatagli. Completamente sbiancata, ma ancora a cavallo, come gli conviene.

 

Vandalismo o assimilazione? Forse, semplice paura xenofoba, di questi tempi non rara da noi. 

 

Tempo fa qualcuno certo 'puse bun', piú bravo di me ascrivere, disquisiva su che sventure capiterebbero oggi ad un povero Cristo, eventualmente in ritardo di duemila anni, nella ricca Europa.

 

San Vittore, confiscati cavallo ed armatura, dovrebbe certo patire serissimi problemi di integrazione, legati alla sua razza.

Sapeva il Latino meglio dei locali. Serve forse essere colti, capaci e Vincitori, conoscere lingue -certo piú utili e diffuse del Lumbard o dell'Italiano- ai nostri immigrati?

Ben venga la nuova faccia sbiancata del Santo Patrono, primache "a la gent ghe vegna da fass al segn de la cruss de paura de incuntrall, ghe disan c'al ga da vess pedofilo s'al va in gir cunt i so fiulitt, che ghe tiren adoss al rut e tucc quel ca troeven in gir e ghe fasen incuntra cinqcent lejj 'Ad Hoc', per vess sigur de distinguess.

Per distinguersi, da lui, eventualmente ritrovato Nero, Patrono originale non ridipinto, e per distinguersi, come da tempo succede, come razzisti da record europeo.

 

 

Quest chi l'a da vess neger ma mia scemu, l'è ádré aadeguass ai gent del post, bravu fieu (l'e el mé!)

Nigra sum, sed formosa.

Posted by etio on May 5, 2009 at 10:19 AM Comments comments (0)

L'Etiopia è di moda. A Venezia a Ca' Foscari, mostra "Nigra sum sed Formosa", migliaia di visite tra i corridoi di una famosa accademia: figure chine, interessate, davanti a originali di icone, tabot, sensul, puntali di croci.

 

Il Nome e l'Arca 

Domenica, mentre mia figlia scopriva sotto un bel sole di Maggio l'unicitá intricata, davvero meravigliosa della cittá della laguna, io e 'Zio Valerio', il buon amico che mi ha seguito in molte parti d'Africa transitavamo davanti alle teche ed alle installazioni, che proponevano vecchi filmati RAI, scene riprese da poco di riti religiosi a Lalibela, diversi pezzi rari dai musei Vaticani e da collezioni private.

Il titolo, 'Sono Nera ('ma' o 'e') Bella' viene dal Cantico dei Cantici, noto attributo di Maria, madre di quel Salvatore che di sé ha intriso l'Etiopia: è nelle menti, nelle costruzioni, nei Cuori. La vera figura leader, chiunque governi -male o passabilmente- laggiú.

Nella Varese di San Vittore Africano Patrono, nera è l'effige Sacra per eccellenza, "IeTarara Mariam" di alcune pellegrine Etiopiche di oggi, la madonna scura di Santa Maria del Monte, icona piú che millenaria, cara a tutti da noi.

Decidiamo in fretta che la versione 'Son nera e bella' va tenuta nel titolo in Italiano della mostra, facendo cadere un 'ma' che a volte erroneamente, o persino a contrasto xenofobo alcuni avevano messo sotto effigi di Maria, piccola, scura e Bella. Ci concentriamo sulle esposizioni. L'Etiopia, paese delle facce scure, è magnifico, e l'arte Sacra, come succede in Italia, da sempre lo contraddistingue.

Stona nella prima riga scritta molto grande che si incontra entrando, l'affermazione per nulla affievolita che l'Arca della Sacra Alleanza come la preparó Mosé E', senza mezzi toni, in una chiesa di Axum. Meglio lasciare il beneficio del dubbio. Ricordo che gli archeologi sanno, convinti, che il legno assai deperibile di cui era fatta non potrebbe essere sopravvissuto oltre il 500 AC, data in cui scomparve di vista. Noto che quattro Tabot, simbolo proprio di Maria Nera e Bella, chiamati anche Mekdés, attributo Mariano per Eccellenza da noi in Etiopia, trafugati chissà da chi e finiti ai Vaticani sono in bella vista: due tavolette istoriate, e due semplici icone.

Sono convinto che a Santa Maria di Tzion ad Axum l'inavvicinabile Icona piú importante d'Abissinia, da sempre, non sia diversa. Una volta, dodici anni fa, ho fatto un passo in più. Ho chiesto, con una domanda diretta in un amarico stentato, al Diacono di turno che ha il privilegio di accedere al Santa Sactorum a che somiglia l'effige coperta lì dentro. Dal rapido cenno che mi ha fatto, non ha nulla a che fare con la grande arca a slitta ricordata nei testi. Deve essere una tavola, non l'Arca Perduta

Per quanto uno scrittore -fosse un archeologo sarebbe davvero un pessimo Indiana Jones- Graham Hancock, ci ha ricamato sopra favole da film, dico tipo Codice Da Vinci, con templari alla ricerca dell'Arca in Etiopia e croci di Malta a prova delle imprese dei Cavalieri nella chiese di Lalibela. Che invece hanno, chiaramente, ben altra origine.

 

Di certi furti d'Arte 

Per una rara volta, l'impressione è che davvero l'Etiopia è stata poco colonizzata, e tardi.

A parte alcuni furti famosi, come quello commissionato da Mussolini in persona, della grande stele giá restituita, abbiamo rubacchiato poco in Etiopia.

A Ouidah, in Benin, i pezzi che vedevamo erano di scarso valore, o erano copie, come raccontava il grande collezionista di arte Africana Ezio Bassani a Valerio.

Per una volta, il museo dell'Istituto di Studi Etiopici nel palazzo imperiale che fu occupato da Rodolfo Graziani è assai piú ricco di opere, piú importanti, meglio datate, assai piú varie.

Si, ci furono altri furti d'arte famosi. Nessuno, nemmeno i due fratelli, noti avvocati Italiani che la detengono -in una polverosa cantina a Capri, nella famosa villa di Curzio Malaparte- potrebbero affermare che la piú grande e bella tela muraria Etiopica non a soggetto religioso, e per questo davvero unica sia stata acquistata legalmente.

Il Malaparte la staccò con le sue mani, come ci ha tramandato lui stesso. La fece poi restaurare a Roma da un notissimo pittore, la chiuse via in una grande cassa, in tutti i suoi quasi venti metri quadri, e la sta da allora. Noi non ne abbiamo neppure una foto. Fu trafugata da cotanto personaggio nella casa di Debre Markos del Ras Immirú, le cui tracce avevamo seguito misurando il Ras Dashen. Lui era da poco fuggito, in rotta con oltre diecimila armati, e mentre il Ras era ancora braccato il Malaparte occupava la sua villa.

Per fortuna, insieme alla tela -davvero considerata inutile, visto la fine polverosa che sta facendo- arrivarono diversi chili di povere di berberé, la spezia -comunissima invece- che l'amico del Malaparte e suo Direttore, Borelli al Corriere, gli aveva ordinato.

Di quello sappiamo invece per certo che fu consumato in pochissimo tempo.

 

Tra Venezia, Gondar e Varese 

Stupendo.

Molti, davvero decine a volta scorrono davanti al noto mappamondo di Fra Mauro, uomo della Laguna, che seppe tracciare nella vicina Murano un'Africa circumnavigabile, cinquant'anni prima del viaggio di Da Gama, e cercano, un po' in alto in verità, date le dimensioni mastodontiche dell'originale esposto, tante località Etiopiche nominate lì per la prima volta, grazie a monaci Copti di ritorno dal Concilio di Firenze.

 

Il soprendente soffito dipinto della chiesa Sahle Selassie a Gondar 

 

L'esperto Chojnacki, colto uomo dalle molte lingue da grandi schermi e dagli ipod di alcuni astanti commenta la Storia dell'Arte. Ci narra di Brancaleon, pittore Veneto che fece grande scuola nel 1500 a Gondar, causando un'evoluzione di stili nota da sempre, e divenendo un noto personaggio locale, ricco vescovo conte con corte propria.

Era lui quell'Abba Merkorios, il 'Priore Mercuriale' nel suo nome locale, grande grazie al suo talento.

Usciamo a vedere un ponte moderno dopo aver vagato tra calli e campielli, in un sole caldo del tutto piacevole. Il treno ci riporta a Mestre, l'auto a Varese.

Dimenticavo, ho visto in un trittico dei piú grandi della mostra nel pannello, su un bellissimo sfondo rosso, Kiddus Viktor- come legge l'Amarico sulla tavola in legno gessato, patrono solo di una città al mondo, la mia di origine, Varese appunto.

Peccato.

A Varese, meta del ritorno, il Santo Martire, Vittore Moro, da generazioni sbiancato in volto, pare osservare con pena e molto dolore la stupidità di troppi dei suoi protetti cittadini, razzisti ignoranti nel cuore, del tutto oblii non solo del Colore, ma della Fede intercontinentale del loro Patrono.

La Ronda Sorprende una Nera a Seviziare Animali

Posted by etio on April 26, 2009 at 4:40 AM Comments comments (0)

Ieri, 25 Aprile, una giornata interessante. Anzi, entusiasmante. salvo in un particolare.

Greg, l'amico di una vita, il bello, l'attivissimo Inglese è in visita, e insieme presto si va a Gemonio. Proprio sotto la villa del Ministro Bossi in un campo sportivo aperto suonano i Rimalavoglia, solari Calabresi e Varesini con un rock da canzoni della macchia, e dei briganti; a tema nella festa della Resistenza. Con loro una chitarra è di mio figlio Yed Giordano, alto e scuro, ammirato e bravo. Orgoglio di padre, gioia semplice e serena di festa, Sabato del Villaggio a Varese.

Ma, mentre si andava a camminare al passo del Cuvignone, al magnifico monte della Crocetta appena sopra, da dove davvero si vedono settelaghi da Comabbio a Lugano, palude Brabbia e di Biandronno incluse, quando avevo trovato tra i forti che si lanciano da lassù con paracadute e parapendio chi forse fará il primo salto dal Kundudo da me in Etiopia e si stava in interessata conversazione, una telefonata avvisa che il cane dei miei figli è caduto (difficile a spiegarsi) dal balcone del piano rialzato.

Nulla di gravissimo, davvero. MA... la cognata mi avvisa che un gruppo di persone la disturba e vogliono sapere chi sopra, dove nessuno sta in casa, è responsabile.

Insomma, la casa, mal messa -penso io ora, dato che è un'eredità di mio nonno morto da una generazione e mezzo, mai divisa- che ha l'aria davvero di vecchia dimora, deve essere uno di quei nidi di pericolosa immigrazione:ogni pretesto è buono per verificare, disturbare, insegnare.

 

BINGO! La cognatina che apre la porta, da poco nella orgogliosa Varese, è Etiopica, tranquilla e quasi nera. Peggio, subito avvisata arriva la mia prima moglie, Ester, la mamma dei musicisti.

Scene assurde! Quella è del tutto scura, dunque ovviamente colpevole di molestie agli animali, esattamente come il ragazzino sorpreso a fotografare i fratellini nel parco: nero e dunque nella logica dominante certo pedofilo, per ovvia conseguenza.

Peccato che (chissà perché poi?) non lo fosse, e forse ancor più danno che dopo accurata perquisizione (IN CASA!) non si siano viste le scuse non dico delle mamme padane e ignoranti del quartiere, ma almeno dei Militi.

 

Torniamo in Viale Valganna 41, mentre si festeggia la fine del regime e delle leggi razziali, dico a Varese e nel resto d'Italia.

La folla adirata attacca Ester, le impedisce di portare il cane al (costoso) pronto soccorso veterinario, uno strano energumeno -mi raccontano i vicini di fronte, venuti a difendere la mia ex compagna di vita- forse un po' alticcio, entra in auto con lei a forza e non la vuol lasciare partire col cane.

Motivo, NON HA ANCORA IMPARATO LA LEZIONE, apparentemente.

Perché, se era lumbarda, c'era di che rammaricarsi con lei della piccola sventura.

Dato che è Ivoriana e si sa difendere, bisognava portarla forse in Polizia, lasciando certo perdere il cane. Comunque, non doveva passarla liscia.

Ma dove erano le Ronde di Quartiere?? Brutto giorno il 25 Aprile, non si riesce a farsi Giustizia Da Soli! Come diversi Italiani dopo la liberazione tristemente fecero nelle vendette rosse e bianche fatte nei quartieri contro i 'neri'  di altro stampo. Come un partito locale vincente ora caldeggia e vuol permettere per legge a vilipendio della Ragione.

 

Mi dispiace dirlo, ma il razzismo che temevo di ritrovare al ritorno da Addis Abeba davvero Impera, non striscia, sulla porta di casa mia, nel giorno piú sbagliato.

Ho scoperto una nuova Specie

Posted by etio on April 16, 2009 at 12:27 AM Comments comments (0)
Paul Clark, esperto di crostacei del Natural History Museum di Londra, 
dopo lungo studio ed una consultazione con Neil Cumberlidge, collega 
ugualmente esperto, mi comunica in una mail di ieri che il granchio 
trovato in grotta sotto il Kundudo il 13 Febbraio non appartiene ad una 
specie conosciuta. Per conferma, nomina e iscrizione della specie 
occorrono degli esemplari, possibilimente un solo maschio adulto. 
Il Granchio, non Troglodito obbligato, si sta adattando alla vita in 
grotta, e ha ancora occhi e una pigmentazione propria. E' specie rara 
e a rischio di estinzione. Sto per questo negoziando di inviare per 
iscrizione una sola coppia. 

Foto ERIC LAZARUS

Rss_feed