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L'impeccabile Chris e la giacca di Kumla

Posted by etio on January 2, 2014 at 12:50 AM Comments comments (1)

Uganda, 1986.

 

Da due anni quasi lavoravo, male, ad una ricerca che avrebbe dovuto aiutare la del tutto caotica cooperazione italiana di allora a focalizzare gli interventi in Karamoja, la grande, dura, tormentata regione pastorale armata del nord est.

C'era un foro di pallottola nel portellone posteriore della Campagnola, mi avevano sparato, dietro.

Avevo imparato a guidare veloce e dritto inclinando la testa sotto il mortale livello dei vetri, alzandola un secondo solo se davvero serviva, in caso di imboscata al passo di Iriri. Era, per la CIA, la seconda zona più pericolosa del mondo, dopo Beirut. Forse perchè là ammazzavano Statunitensi.

 

La cosa migliore che feci in quel periodo fu recuperare una camionata di materiali di aiuti rubati dai militari Ugandesi, bloccandoli con la nostra Land Rover nuova, messa di traverso, al centro dello stretto passo. Non dissero nulla per molti minuti a quel folle che senza neppure guardare gli armati salì dietro, si mise a buttare giù la roba nostra, supportato da pochi e male armati poliziotti che erano con me. Fino a quando arrivai al livello delle latte di prezioso olio del World Food Program. Lì il commento fu “non é roba tua, dannato”, circostanziato dal titillare sul grilletto del Kalashnikov. Li salutai mentre ripartivano lenti -era saltato il tappo del loro radiatore facendo una specie di geyser quando li avevo fermati- non so perché, gridando loro “for God and My Country”, il motto del loro esercito.

 

Presto ebbi un secondo duro incontro ravvicinato con la truppa disperata d'Iddio e dell'Uganda.

Era in corso il colpo di stato di Tito Okello, il primo di due ravvicinati che portarono al Governo attuale. I militari di stanza a Moroto, nel profondo perso nord est del paese non potevano restare isolati tra popolazioni armate di tutto punto, dovevano tornare verso Soroti, dove, per loro era certo come se il Cristo di Eboli si fosse fermato.

I Karimojong giravano nudi, fino a che quello che era il mio enumeratore divenne ministro e li rivestì, Da qualche tempo non si facevano più se non occasionalmente quelle incredibili acconciature con penne di struzzo, erano praticamente finiti gli struzzi, ma nudi restavano, con in mano l'ekicholon, il poggiatesta-cuscino di legno e l'AK47 in spalla.

 

Allora, scolato il whisky delle riserva ufficiali per il necessario coraggio, i militari in mimetica vennero da noi, al compound di Don Vittorio Pastori, alla ricerca del carburante per la fuga.

 

Ero stato la mattina presto del giorno dopo il colpo di stato in motoretta con un missionario Trentino, folle come me, a verificare in persona lo stato del loro campo militare. Era del tutto deserto, all'apparenza, e solo i fischi di controllo dei Karimojong, nudi e ben armati, che conoscevamo, avevano commentato la nostra visita lampo.

Da poco avevo comunicato con la radio ad onde corte la situazione a certi Inglesi -non mi volevano credere, continuavano a chiedermi chi fossi- che stavano organizzando il rimpatrio di un piccolo manipoli dei loro e degli Statunitensi credo da Moroto, e dicevano di non poter usare un Cessna per paura dei tanti militari stazionati lì. Ero mezzo addormentato, si faceva la siesta, e non sapevo che tutti i perforatori dei pozzi acqua, gli amministrativi, tutti insomma si erano nascosti nel sotto tetto di compensato.

Come avesse fatto il Miserotti, 130 kg di muscoli e ciccia ad entrarci e a non sfondarlo, un miracolo o un fenomeno dei momenti più critici, certo.

 

Ecco, erano lì. Solo sei, gli ultimi della guarnigione, con una tecnica -l'automitragliatrice- ben attrezzata, ma senza diesel.

Uno si pianta davanti a me che apro la nostra porta, vedendo da dentro quanto erano armati, e nell'atto di minacciarmi fa cadere una manciata di pallottole, noto che ha messo la cartucciera al contrario. Presto li accompagno nel nostro grande recinto fuori, ho una chiave. Ma non la seconda.

 

Don Vittorio aveva la mania di quelle chiavi, giustamente. La volta del furto sventato al passo di Iriri, ci fu raccontato poi che le avevano duplicate con della mollica di pane, in un attimo di distrazione di uno dei tanti guardiani. Quello tedesco, quello delle maledette chiavi.

Riesco a mantenere la calma, anche se un secondo militare mi dice freddamente: “This is where you will die”. Ricordo che i missionari ne hanno una copia, in ogni evenienza, dopo aver tentato invano di trovarla dai miei compagni rifugiati sotto il tetto, che nemmeno mi rispondevano.

 

Iddio fece che un anziano ma attivo missionario, capita la situazione la trovò. La fottuta chiave.

I militari partirono con la camionetta piena, e un fusto di riserva, di filato. Il fusto era bucato, a che serviva dirglielo, e la tecnica avanzava veloce lasciando una scia.

L'indomani si seppe nel mondo, da Focus on Africa che erano morti, tutti e sei uccisi dai Karimojong appena fuori Moroto, città villaggio amministrativo, sotto le acacie, coperta da un grande vulcano.

 

Tutti noi in Africa credevamo si chiamasse Pinkerton, ma era Chris, Chris Binkerton. Mr Reliable.

Per trenta anni Focus on Africa fu la sua creatura.

 

Pochi giornalisti al mondo erano tanto precisi, affidabili, professionali. La sua voce era per tanti la linea del contatto, per alcuni nelle parti più remoti, la linea della salvezza.

Chris é morto di cancro a sessant'anni poco più di dieci anni fa, lasciando un piccolo di otto mesi. Era davvero impeccabile, ha lasciato uan generazione di giornalisti Africani che ne hanno ripreso diligentemente lo stile, e soprattutto, la modestia.

Un vero personaggio, Chris era schivo, non amava si parlasse di lui, al più tollerava qualche complimento al suo lavoro indispensabile.



 

Chris

 

I suoi erano precisi “unbiased”, bilanciati bollettini, troppe volte, di guerra. Mezz'ora tra sputi e schiocchi delle onde corte ad orecchie tese, nella savana, nella foresta, nelle capitali, sul mare o nelle piantagioni.

 

Kumla, quella simpatica montagna di uomo che ora sta al suo posto ha dei curiosi, grandi occhiali semitondi, praticamente, degli schermi televisivi, e Focus on Africa é uno dei programmi di successo del World Service televisivo BBC. Ieri mostrava una nuova giacca di stile, tagliatagli su misura da qualche parte in West Africa.

Stesso nome, Fuoco sull'Africa, un mondo diverso da inquadrare.



 

Kumla

 

Ancora di quell'Uganda ricordo Joyce, che ha un nome più lungo, Riza Joyce Oyepo Omaniman. L'ultimo é il nome del fiume che scende dal monte Moroto, meandra e si fraziona, in piena deborda trasformando la savana in un acquitrino di vita, ma di solito é secco, scavato per metri da chi ricerca acqua.

Lei era alta, molto scura, davvero bella. La vide Antonio, il mio unico collega ricercatore della cooperazione, me la fece notare e io fui con lei per qualche po'. Joyce stava dirigendo il lavoro di distribuzione, efficacemente facendolo, mentre l'Americano suo capo, con cui eravamo non faceva che parlar male di tutti intorno e divorare a raffica i datteri degli aiuti. Sputava i noccioli su tutto, forse, su tutti.

Aveva un aspetto Sudanese, non saprei come descriverla, somigliava non poco ad Alek Wek

Meno formosa, con un volto più bello.

 

Joyce mi accompagnò in un giro del Karamoja con una piccola moto da cross.

Distribuivamo un questionario, mi aveva aiutato a prepararlo. I missionari ci presero male, necessariamente, eravamo loro ospiti. Vedevano bene che eravamo in stanze separate, ma tanto é.

Il volontario della cooperazione Cattolica non poteva mescolarsi, non erano da tempo in vigore le leggi razziali dei Savoia, ma il loro profumo restava. Di un capace agronomo che si sposò in Karamoja restava il ricordo di come fu allontanato, dopo poco, e racconti mitici fra missionari piuttosto ignoranti, su come dovrebbe aver fatto a ripulire la ragazza dagli strati di burro odoroso che ricoprono la pelle delle Karimojong, meno nude dei loro uomini guerriglieri.

 

Di lei mi resta un ricordo sconvolgente. Un pomeriggio tardo mi fece chiamare da un ufficio, al telefono di Cooperazione e Sviluppo da noi, che di solito funzionava. La raggiunsi molto volentieri.

La sua stanza praticamente vuota era stata ricoperta di petali di rosa selvatica, rosa e bianchi, tutto profumava, lei di quell'odore selvatico e acre del sudor di pelle ebano. Vero, la sera prima ci eravamo conosciuti carnalmente. Ma senza concludere, e io, rimasi solo basito. Tutto mi pareva sbagliato. In effetti, ero promesso a Ester, la mia prima moglie, venuta per me dalla costa d'Avorio e che avevo lasciato a Varese.

Al rientro dal tour in moto, si fece portare in una casa grande, a più piani. Capì che stava con il suo uomo, sentii della privazione fisica, restai disorientato, la testa ondeggiava. Non la rividi più.

 

Qui ad Addis Abeba, anni fa, ho conosciuto un Ugandese brillante, ballammo musica Congolese insieme. Era simile per costituzione fisica a quel Beninese che nel 1992 mi disse che lavorava per la Motorola: stava attrezzando la rete dei cellulari, che il boom era vicino. E io a stanto lo credevo.

Seduti al buio, davanti ad una birra mi disse che conosceva Joyce, ma se io la dipingevo di ebano luccicante, lui mi rispondeva che era, per loro, come una mamma. Era stata viceministro dell'Educazione, in Uganda, ed ha, diceva, qualcosa come sei figli. O erano Otto?

Allora, io mi credevo ancora giovane. In un colpo, capii, sentii: ero già molto vecchio.

 

L'Africa messa a fuoco da Kumla Dumor ha colori vivi, sembra aver fissato la polvere nelle cere delle Mall e dei cinema certo più pieni dei nostri. Invero, auto sempre più numerose e ricche la risollevano, la polvere vecchia, e l'aria di tante capitali pullulanti é davvero schifosa.

Motorola? Sparita non so dove, La Nokia tappezza gli autoarticolati da duecento persone di Addis, rigorosamente Made in Ethiopia di colorate scritte, sperando di recuperare un mercato vitale alla sua nordica sopravvivenza.

 

Io resto il vecchio attivista, sempre. Sogno ancora più pace qui in Africa, ora, fra Etiopia ed Eritrea.

Sarebbe stupendo. Salveremmo siti archeologici di cui riempire Focus on Africa e l'Orgoglio, il Kurat di milioni di Habesha nel mondo. Potremmo di nuovo cercare le navi di Axum tra gli stretti canali delle Dahlac, isole meravigliose negate a chiunque, ora.

Domani potrebbero fare di Asmara, linda città rimasta fascista, una moderna capitale ricca.

Grazie al turismo ora quasi impossibile, che l'Eritrea invece stramerita.

La pace fermerebbe all'origine le tragedie di mare di Lampedusa, non servirebbe buttare soldi e nome in imprese militari semi illegali in acque territoriali d'Africa, agli Italiani ora più miseri. Come sempre, in clientelare infinito, bimillenario declino.

L'Etiopia non avrebbe il rischio di instabilità alle porte, ma un partner essenziale, e un vitale sbocco al mare. L'Eritrea la sicurezza economica, un rapido sviluppo.

 

Mi piacerebbe incrociare, una volta Joyce, davanti ad un succo di frutta, della Passione.

Deliziosi, di quelli che adoravo le poche volte che si tornava oltre Eboli, no, Soroti, nella calda, viva, verde Kampala.



 

 Alek

Primavera, Verdi SVEGLIATEVI

Posted by etio on March 28, 2011 at 7:51 AM Comments comments (2)

Serve un Manifesto degli Ambientalisti in ITALIA


I verdi Italiani provano a riorganizzarsi, han cambiato il simbolo dal sole che ride al girasole, restano di profonda sinistra, il loro Compito-Istituzione sembra essere prendersela con l'impresentabile PM Italiano. Tutto lì. Davvero, poco.

Nessuno si schiera, che dico, nemmeno PARLA a favore delle tragedie umane legate al cambiamento climatico, delle contromisure OBBLIGATORIE nell'Unione Europea, della condizione catastrofica dell'aria in 'Padania', delle continue minaccie all'acqua.

Peccato. I verdi nel Baden Wuerttemberg arrivano al 25%, facendo cadere il partito della Merkel senza fatica.

Il lavoro di 40 associazioni a Cantello, partito dalla lotta ad una sciocca lottizzazione di un bel prato e giunto a far chiudere la cava di un uomo molto potente sita proprio sopra le sorgenti dell'acqua di Varese, ha un valore Nazionale. Nazionale é la visibilità che abbiamo saputo creare: Report di Domenica 3 Aprile ha presentato, partita da Varese, un'indagine sulle peggiori cave dell'Unione. In Europa, nel 2011, ci sono ancora MONTAGNE che qualcuno si vende, senza permessi, comunque mettendo a repentaglio la salute di tantissimi, per un proprio profitto personale, per enorme sia!

Deve ora nascere un movimento che:

1) Non ha un colore politico netto, se non il VERDE, o il GIALLO del Girasole, simbolo dei Verdi Europei.

2) Chiarisce a tutti i livelli le priorità:

-Lotta al cambiamento climatico cominciando dalle sue più tragiche conseguenze, la Fame e le rivoluzioni dei poveri: riduzione emissioni con campagne mediatiche ai privati e imposizioni alle aziende, cooperazione mirata alla riafforestanzione e alla mitigazione degli effetti delle siccità,

-Acqua pulita per tutti, pubblica,

-Nucleare solo temporaneo, limitato e se perfettamente sicuro, compresi appalti con il controllo della tracciabilità di ogni euro speso, controllo delle imprese vicine alla criminalità organizzata e assoluta chiarezza PRELIMINARE circa le scorie (insomma, un NO a meno che.. e che..),

-Rifiuti, Indagini sugli appalti e diffusione capillare della raccolta differenziata,

-Trasporti ecologici priviliegiati: sussidi al settore ciclistico, con fondi alla FIAB per istituire corsi di uso corretto della bici e per responsabilizzare alla manutenzione stradale, adattamento della viabilità al mezzo, impulso al settore delle bici elettriche, TRENI, non AUTOSTRADE.

-Sorgenti alternative reali SUSSIDIATE, studi per nuove centrali geotermiche, solare generalizzato, eolico dove particolarmente economico.

-Negawatt, no Megawatt: RISPARMIO come assoluta priorità,

-Nessuno spreco di suolo, lotta determinata alle lobbies tra cavatori, costruttori, gruppi settari dediti ancora alla cementificazione dove proprio non serve, per i soliti interessi ed in piena crisi economica,

-Definizione di liste della 'sporca dozzina' di amministratori e imprenditori perticolarmente avversi alla corretta gestione delle risorse, visibilità delle stesse come strumento di cambiamento pratico,

-Persegue con tenacia ed intelligenza battaglie dei singoli gruppi, mirate ad identificare e rivelare, sconfiggere i 'Furbetti delle Valli', coloro che col solo colore della loro impresa e la forza dei soldi e delle connivenze politiche rendono la nostra vita e quella di chi verrà molto peggiore, attaccando l'ambiente.

-Educazione ambientale come prima priorità assoluta. Ecologia come materia curricolare in ogni livello ed ordine di scuole, preparazione di Centri Outdoor per ogni Provincia ove fare parti curricolari ed extracuricolari di educazione ambientale, sul modello delle Contee Inglesi, adattato alla ricerca-azione del sistema pedagogico Italiano.

3) Si fonda come nuovo movimento o sostiene i Verdi se saranno capaci di fare questo cambiamento reale, uscire dalla buriana delle parti, pur facendo politica mirata. Somiglia più ad un'associazione di scopo che ad un partito, non si cura della popolarità e men che meno delle alleanze fisse, cerca solo risultati concreti. Fa proposte di legge e Governo, partendo dall'osservazione che il Risparmio evita anche forti penali. l'Italia ha firmato Kyoto ma é tra i paesi i ricchi il più arretrato ad applicarne i protocolli: i milioni di euro di ammende risparmiati finanzino politiche sociali e di cooperazione internazionale, partendo da quelle che mitigano gli effetti sui poveri del cambiamento del clima. 

4) Nasce come movimento educativo per le nuove generazioni, corregge i nostri errori di due generazioni che hanno alterato la meteorologia, si basa nella maieutica di Dolci e Freire dell'azione, riflessione, azione partecipate come fatto educativo di tutti. Cerca nella mondialità la ragione d'essere, perché persegue la giustizia e la pace come risultato della partecipazione. Promuove il turismo ambientale e sostenibile in Italia e nel mondo come strumento di apprendimento e di attiva compartecipazione, promuove iniziative di ricerca per permettere la riduzione delle emissioni di gas serra,

5) Lotta con perseveranza contro le situazioni e le leggi che discriminano, permettendo a pochissimi ricchi di sfasciare la sottile, delicata sfera di vita,

Gaia, casa di tutti.


Lago Zway, Etiopia, proposta riserva 'Isole e Uccelli'. Un fico, dietro l'Isola Galilea. Mangrovie, 150 specie di uccelli, un paradiso da salvare, può creare notevoli redditi turistici. Si é cambattuto un investitore che voleva distruggere l'isola con un Albergo.

SI VINCE, per l'acqua di Varese!

Posted by etio on February 17, 2011 at 4:47 PM Comments comments (0)

Rispondo all'assessore all'Ambiente della Provincia, che inspiegabilmente, davanti a mia precisa richiesta e alla nostra pressione, vantava.. di voler chiedere solo di ridurre il volume di una cava assolutamente pericolosa sita sopra i pozzi della nostra acqua.

Lui non lo sapeva ancora, noi si cominciava a vincere su tutti i fronti.


Egregio Assessore, leggo la sua dopo una proficua seduta della Commissione Ambiente... ed Agenda 21 del Comune di Varese. Ho il piacere, fossi il primo cronologicamente, di annunciarLe che davanti a circa cento attivisti del comitato per la valle della Bevera all'Unanimità si é approvato di chiedere alla Provincia lo stralcio completo della cava Nidoli, come da Lei indicata in oggetto, dal piano cave, e il ricorso al TAR per l'adozione della valutazione di impatto ambientale. Vittoria, totale, si avvicina per le 39 associazioni ed numerosi Comuni coinvolti. Come si poteva in cuore e davanti a tanta opposizione, contrapporre un serio rischio per l'acqua con il profitto di una famiglia? Assessore, non so quanto abbia avuto effetto sull'inattesa unanimità l'inopportuna insistenza di una sola fazione partitica per inserire nel Consiglio Comunale contro diversi pareri autorevoli Nidoli Sara, contitolare della stessa Italinerti cui nel 1986 fu comminata la chiusura di cava abusiva, la MEDESIMA in oggetto.  

A parte questa considerazione personale e qui inefficace, Le riporto la completa adesione della commissione alle ragioni ben argomentate e correlate di relazioni tecniche dalla nostra parte. Resta il voto del Consiglio Comunale. Molti con me lo credono ora di facile esito positivo ad approvazione della delibera. Chi votasse contro in questa situazione, potrebbe, ed in fase di avvicinamento al vivo della campagna elettorale, esporsi a facili accuse persino di connivenze, nell'opinione condivisa da diversi astanti al salone Estense poco fa.

Francamente, lasciare la possibilità di togliere il pedon, il perfetto filtro del suolo al cavatore pur riducendo i volumi di cavato non vale il rischio. Rischio all'acqua di 220.000 ora, quanti sommando le generazioni future? A fronte di un assolutamente nullo rischio attuale che crolli il fronte della cava abusiva del Nidoli di 25 anni fa. Basterebbe che lo stesso cavatore avesse messo, come impostogli nell'ingiunzione di chiusura e mai fatto decentemente, un minimo riparo a monte. Comunque, rischi non ce ne sono, e la natura l'ha già recuperata con crescite spontanee, quasi completamente.  

La VIA non serve, dice la legge Italiana, dato che è un recupero, permetta, una farsa di recupero che consente al cavatore di vendere 1.550.000m3: ai prezzi correnti sulla piazza di Balerna, prossima davvero, novanta milioni di franchi di collina, intera.

La stessa commisione di stasera prende cautele per evitare rivalse economiche della Italinerti.

Il ricorso al TAR che le cito é evidentemente ammesso a diversi Comuni, qui figura di parte potenzialmente lesa. Mentre L'Unione indica la lesione di un preciso trattato che ci obbliga a procedere a procedure di adozione solo dopo processi partecipativi e consensuali di progetti di simile portata.  Una riduzione dei volumi non ha senso e inficia la stessa natura del, chiaramente strafalso recupero, come indicato dal competente esperto Regionale Lombardo Dr. Elefanti.

Elefantiaco errore davanti all'evidenza ostinarsi a concedere recupero e riduzione.  

Il recupero é nella terminologia stessa un falso, e serio, di natura ideologica a mio vedere.

Giustizia, Legge e Partecipazione. L'acqua di Varese

Posted by etio on February 6, 2011 at 4:47 PM Comments comments (1)

Alcune considerazioni personali in preparazione all'Incontro in Regione dei Comuni del 'Plis Bevera' -vanificato da una cava- e con utenti dell'acqua dei pozzi esposti a rischio a seguito delle attività estrattive e di riempimento di cavità artificiali preesistenti nel parco stesso.

A difesa del concetto di Giustizia unito a quello di Legalità.


Il territorio del proposto Parco locale di interesse sovracomunale Valle della Bevera si presenta come un vasto polmone verde ad est e nord di Varese, ai confini con la Svizzera.

Lo strumento di enorme potenza descritiva, evocativa e pratica rivestito da Google Earth permette immediatamente a chi si avvicina all'area nella visione satellitare di cogliere la sua valenza geologica. Una falce di prati intonsi disegnano il letto di un fiume fossile, antecedente all'attuale assetto idrologico superficiale e ad esso necessariamente connesso. Un fiume di grandi dimensioni attraversava la valle del rivo attuale, la Bevera, che scende dal sito Unesco dei Monti Orsa e San Giorgio, senza certo colmare i prati e i boschi, nati su milioni di metri cubi di detriti alluvionali depositati dal fiume antico.

La parte alta del Parco sale sullo scoglio di Velmaio -paese non interessato da modernizzazione- dall'alveo fossile presso i sei pozzi che contribuiscono in misura imprescindibile a foraggiare una rete idrica che copre 220.000 Varesini, poco al corrente di una situazione di rischio crescente.

Appena oltre, una cava colossale si rivela dal satellite, in un'immagine colta nell'estate del 2008. E' la cava Valli. Foto degli alunni di ecologia della classe 3C sperimentale dell'Istituto Daverio rivelano che in meno di venti mesi dalla foto di Google Earth la sua superficie si é quasi raddoppiata, mentre decine di grossi veicoli ogni giorno, tre su quattro all'incirca diretti in Svizzera, varcavano il chilometro abbondante che separa la cava dal valico del Gaggiolo.

 

Salvatore Furia dal Campo dei Fiori commentava ripetutamente, intorno al 1970, col tono di denuncia di una situazione certo legale, ma offensiva delle nostre risorse ambientali, che "Le montagne Varesine se ne vanno rapidamente in Svizzera, senza il passaporto".

La cava peggiore per la zona era allora la Rainer, oggi parzialmente riempita con materiali di provenienza non certa, e definitavamente chiusa dalle Autorità solo in epoca recente.

L'attivazione di cittadini ed autorità di Cantello, il comune assediato in questi due anni da una pletora di azioni estrattive, costruttive e di discarica tali da togliere non solo ogni valore al Plis costituendo, ma da minacciare seriamente la qualità della vita dei residenti con attacchi alla qualità dell'aria e dell'acqua ha rapidamente rivelato la presenza di riempitivi pericolosi nella cava Femar, da tempo chiusa. Là dentro residenti e non notano lo stesso temibile materiale che abbonda in una collinetta artificiale in Svizzera, totalmente a ridosso delle prime case tra Gaggiolo e Cantello: il fibrocemento.

 

La Confederazione, attenta nei media infinitamente più dei nostrani alle lamentele ormai pesantissime degli abitanti in zona non presenta, vista dal satellite, alcuna cava nè in zona nè più all'interno. La collinetta del Gaggiolo appare essere ancora mentre si scrive una discarica in crescita, di materiali estremamente pericolosi.

Da molti anni é direttamente provata la correlazione clinica tra diffusione di fibre d'amianto da fibrocemento in decomposiizone e il mesotelioma delle pleure, sua conseguenza diretta e generalmente fatale.

I vicini Ticinesi appaiono godere di una situzione di dominanza ambientale, per la quale i rischi si accumulano per loro oltreconfine, o sullo stesso. Mentre diverse compagnie assicurative perché no, a capitale confederale, hanno molto sofferto i danni legati ai compensi insostenibili dovuti ai famigliari delle vittime dell'amianto.

 

La cava che aprirà il Sig. Nidoli, noto per avere nel passato procurato diversi danni documentati al nostro territorio, ha nel piano approvato dai diversi livelli

giurisdizionali una cubatura totale di due milioni di metri cubi, 1.550.000 di inerti vendibili, ai prezzi del 2010, tra 87 e 92 milioni di franchi di valore: http://www.itl-sa.ch/listini/Listino%20prezzi%20inerti%20e%20sottofondo%20valido%20dal%2001.01.2010.pdf.

Toglierà, a calcoli fatti, totalmente di mezzo la collina che separa il proposto parco dalla pedemontana, autostrada a quattro corsie.

 

I cittadini convenuti ad un pubblico dibattito al Salone Estense a Varese hanno ieri l'altro con estrema forza di argomentazioni chiarito di sentirsi ridicolizzati dalla proposta di parco, mentre la sola cava Nidoli Italinerti distruggerà -scavandola di fatto- tutta la parte di ingresso da sud, la più paesaggistica e ancora intonsa della valle.

Per totale inciso, quella da cui chi scrive ha condotto agli inizi degli anni novanta le uscite del primo corso sperimentale di Ecologia istituzionalizzato in una scuola superiore in Provincia.


Dalla consapevolezza che un parco salva le risorse paesaggistiche oltre che ambientali, la sola osservazione che la collina boscata, pur composta di preziosi inerti da edilizia, vista da altro aspetto, non può a nessun costo esere rimossa senza inficiare totalmente la natura del parco!

Chi vede dal satellite lo scempio al paesaggio causato circa due chilometri a nord dalla cava Valli si rende visivamente conto dal satellite, ancor prima di osservarne l'imponenza da terra, che opere simili sono perfettamente incompatibili con un'area protetta.

La gente intorno, e le quaranta associazioni che con voce sostenuta e ripetuta chiedono la necessaria valutazione dell'impatto ambientale e la VAST relativa alla cava Nidoli si preoccupano della loro acqua. Nella stessa riunione al salone Estense a Varese l'ingegner Bossi, primo presidente della municipalizzata che gestisce l'acquedotto ha richiamato la soddisfazione ed il sollievo nel constatare portate pari e possiblimente superiori ai dueconeto litri al secondo di ottima acuqa dai primi tre pozzi fatti negli anni sessanta del secolo scorso, ammonendo a preparasi a difenderli, dato che la situaizone é irripetibile nel territorio. L'ingegner Uggeri, esperto consulente di A2A, qui potenziale parte lesa dalle due cave, la Valli e la Nidoli, ha notato che la qualità dell'acqua non é più perfetta, ma che in buona sostanza 'spera', data l'assenza di VIA fin qui, che la movimentazione di materiale non verificato in cava, la privazione di ogni strato filtrante che aumenta il rischio di inquinamento della falde non risultino in inquinamenti diretti o mediati. 

Davanti a cotanta densa platea di cittadini a fatica sofferenti ha dimostrato che mentre la cava Valli sta a monte, dunque può direttamente intaccare la falda sotteranea, la cava Nidoli Italinerti sta a valle del flusso profondo.

Lo stesso Uggeri non ha potuto che acconsentire all'osservazione dello scrivente, assai semplice e lasciata a titolo cautelativo -dato che la Regione stessa ci ha privati di qualsiasi strumento per valutare il rischio-: la collina dei tre scali che verrà di fatto asportata si trova anche alla base almeno dieci metri più alta dei pozzi che si trovano sì oltre i duecento metri di legge dal limite estremo della cava autorizzata dal piano Provinciale. Dunque le acque superficiali, che le profonde alimentano provengono in parte dalla zona della nuova cava!

La Regione non fa per nulla l'opposizione al piano che i 220.000 utenti l'acqua della valle legittimamente si attendono. Occorre, é chiaro a chiunque, valutare ogni rischio nel dettaglio.

 

Qui devo, memore di battaglie per parchi che ho affrontato fin da piccolo per il Campo dei Fiori, e nel mio paese di adozione più recente, l'Etiopia, notare che la Giustizia supera in valore concettuale la Legittimità di ogni intervento che ponga a rischio risorse non rinnovabili, quali acqua, aria e paesaggio.

I nostri figli e le creature delle nostre creature hanno diritti non diversi dai nostri, qui in specifica all'acqua pura.

Le azioni del signor Nidoli e dei suoi procureranno, come evidente per i cavatori Valli, utili molto sostanziosi, che nessun legislatore può correttamente soppesare alle risorse acqua, aria, paesaggio. né intermini di diritti, nè in termini economici.

La gente del comprensorio idrico della valle della Bevera, da Cantello ad oltre il lago di Varese si sente derisa ed offesa per la causale che la Legge addice a non eseguire i logici studi ambientali che con tutta probabilità ribalterebbero le decisioni prese.

Un ragazzo consumatore dell'acqua della Bevera ora e fra venti anni, posto davanti alle immagini satellitari si chiede: quegli enormi buchi profondi sopra i pozzi non fanno male all'acqua? La sola risposta che la nostra legge può ora dargli é: "Ci sono dei grandi golosi, che davanti ad una montagna si comportano come tuo fratellino col barattolo della conserva, per raddrizzare il buco che avevano fatto prima finiscono la montagna, come lui la marmellata".

Non é giusta la legge che consente di scavare prima abusivamente e poi togliere la montagna di mezzo per evitare che crolli.

Un'anziana signora dietro di me si chiedeva se non fosse allora indispensabile ingaggiare tutte le risorse della Regione per spianare il monte Poncione, che grava pericoloso sulla vicina Valganna, mentre altri astanti sornioni aggiungevano quelle dello Stato e dell'Unione Europea per mettere in sicurezza la Grigna o diversi 4000 pericolanti.


Giusta la legge, adottata in altri Stati ed in Italia per contenere gli incendi boschivi, per cui dopo un attacco all'ambiente il luogo interessato subisce il mutamento di edificabilità o di destinazione. Chi brucia o scava abusivamente può star certo solo così di non poter mai più edificare o cavare. Gli abusi si fermano immediatamente.

Altrimenti, foraggiamo con leggi disattente ed incomplete la criminalità che si cala inesorabilmente ove vi siano facili guadagni.

In questo caso, semplicemente, l'amministratore che applica il criterio scriteriato del "recupero" commette ingiustizia palese.


Legge e Giustizia si sommano nella partecipazione che la gente di Cantello prima e del parco intero ora costruiscono insieme.

Ho trovato l'origine del nuovo lessico BUNGA BUNGA

Posted by etio on February 5, 2011 at 7:55 AM Comments comments (0)


When I went on board a Dreadnought ship                  Seri in su su la nave Amiraglia

I looked like a costermonger;                                     Cunscià e pintà cunt la barba lunga;

They said I was an Abyssinian prince                           M’an ciapà per un Ras d’Abissinia

'Cos I shouted 'Bunga Bunga!'                                    Vist ca ghe vusavi: Bunga Bunga!

 

La scrittrice Virgina Woolf, e l'ideatore dello scherzo del 1910, l'attore Horace Vere Cole, estrema destra e sinistra nella foto. L'ho trovata verificando, nelle mie perigrinazioni sul web, le visite in Europa di emissari d'Etiopia nel secolo scorso.

SVELATA L'ORIGINE DEL TERMINE BUNGA BUNGA.

Fu poi su cento anni ripreso da scherzi e barzellette varie variamente associate ad Africa e sesso, di cui una, veramente scema, recentemente attribuita al PM Italiano, l'attore comico, musicista e cabarettista Silvio Berlusconi.

Questi mattacchioni Inglesi, parte di un circolo di scrittori ed artisti agli esordi -il poi famosissimo Bloomsbury group- si presentarono su una signora nave, ammiraglia nuova della Flotta di sua Maestà il Re d'Inghilterra, pretendendo essere una delegazione Abissina. Ad ogni nuova caratteristica della nave facevano cenni di approvazione con le faccie dipinte di nero, dicendosi fra loro a gran voce, Banghe, Banghe!

Arrivò davvero il messo dell'Imperatore Minilik giorni dopo, e lo scherzo era già così famoso che i bimbi a Londra lo apostrofarono per le strade: BUNGA BUNGA!

Leggi, in Inglese, Banghe Banghe.

In epilogo, si dice fu negato al messo Imperiale, incuriositosi e voglioso di veder anche lui la nave, accesso alla stessa, da un Ammiraglio Regio assai timoroso di essere di nuovo messo da tutti alla berlina!


http//en.wikipedia.org/wiki/Dreadnought_hoax


Trovo curioso che il termine con cui Lui stesso, il pusillanime bugiardo 'puttaniere a spese di altri', l'innominabile PM Italiano, definisce i suoi giochi pre-sessuali in gruppo festivo con i suoi mentori politici e televisivi, si richiami ad un riuscito scherzo sull'Etiopia. Scusate epiteti e sfogo, il personaggio era per me meglio impiegato come 'entertainer' sulle navi da crociera.


Poco da ridere. Gli eccessi dei suoi incompetenti pari nel mondo, incapaci di frenare le emissioni di gas serra sono la sola origine della siccità e della fame che ci colpisce con regolarità sempre più tragica. Meno giochi, più serietà.

La fame in Africa non richiede aiuti, ma una compensazione logica, la restituzione del tolto, essendo dovuta alla combustione insensata di combustibili fossili che ci priva della pioggia.


In Italia in particolare dal 1935 un'accisa su ogni goccia di carburante PRO ABISSINIA versa milioni di euro annui al fisco. Certo in previsione della conseguenza tragica su di noi in Etiopia dell'uso sciocco delle automobili, anche per fare poche centinaia di metri.

A quando la restituzione dell'accisa?  La pioggia, triste ma certo, non ce la ridà nessuno.

Stages Tiepidi. Alternanza o prove di lavoro?

Posted by etio on January 25, 2011 at 10:47 AM Comments comments (0)

Giornali locali titolano con compiacenza, o giusta soddisfazione, "7000 in provincia di Varese accompagnati dalle scuole al mondo del lavoro".

Alla mia scuola, il 'Daverio', molti volontari, docenti, un Vice Preside ormai a questo

delegato, diversi alunni si alternano da tempo a programmi e stampanti per accumulare precisi contratti, convenzioni, istruzioni da riempire rigorosamente.                         

Per esempio é di prassi obbligata indicare la classe di pericolosità del monitor di PC eventualmente affidato al giovane, per un preciso numero di ore, indicato in una circolare ministeriale. Disordine e sconforto di chi voleva continuare in modo, ahimè, il più possibile ordinato a discutere programmi, materie con i ragazzi, presi in turni fuori, salvo qualche discente proprio contrario all’idea. Tutti in attesa dei professori, che intasano le linee dell’Istituto per contattare ogni studio possibile di commercialista e geometra, solo se si può magari anche altri, visto che comunque Ragionieri e Geometri devon essere.

Sarà bene, l’anno prossimo tutti faranno così per legge. 90 e 70 ore al lavoro a seconda dell’anno di corso. Rigorosamente senza poter uscire da un ufficio, regole lo impongono.

Si chiama alternanza scuola lavoro, guai a dire prova di lavoro o stage.


La novità sta nel coinvolgimento dei professori, e nel fatto che devono capire, partecipare, dare un voto. Bene, ma nessuno li paga, e siccome hanno questo solo anno avuto una diminuzione dell’8% di salario in mancati aumenti e un aumento delle ore fronte alunni del 15%, dato il passagio della lezione a 60 minuti, oltre a generalizzati aumenti di riunioni varie un po‘ ovunque nelle superiori, i docenti non son contenti, se possono remano addirittura contro o osservano perplessi i soliti immancabili Stakanov. Scandalo! I soliti Statali fannulloni.

Ora, io son di quelli che criticano, allora vi spiego perché.


L’anno scorso ho mandato soddisfatto mia figla dal Medico. No, non il medico del lavoro per certificare che può e non fare nello stage. Dal mio medico curante a Varese.

Segue la Scuola Europea, loro, indietro anni luce, lo chiamano ancora stage.                    Come? Certo che vengono valutati da un docente, con un articolato giudizio. Che vien però nell’essenza da un formulario, fatto da chi ha offerto il trogloditico 'stage'.

Perdonate, succede che mia figlia pur ha fatto una scuola articolata, ma non voleva fare altro che il Medico, e allora il posto se lo é cercato lei. Come tutti.

Per me cosa assai educativa, visto che il primo lavoro da imparare é il difficile compito lavorativo di.. trovarsi un lavoro. Corvée a cui i docenti dal posto fisso davvero partecipano a malincuore.    Simpatizzo, non sono io prof lo stagista, scusate ho bestemmiato, volevo dire ad andare in 'alternanza'.

Mi resta, e nessuno me la toglierà, l’idea che qui si fa non poca fuffa, o persino che si pensa di aver inventato l’acqua tiepida. Alcuni, per non dire una buona parte dei comparti della mia scuola annaspano al nuovo vasto e arduo compito, ma i ragazzi in fondo si trovano da soli per la maggioranza dove andare, i prof di fretta mal rimborsati coprono di carte doverose gli Studi professionali.         

Di solito destinazioni un po’ monotone: ‘hai voluto studiare da geometra, non puoi lavorare se non al Cumune o in uno studio o da un costruttore, vero!’.

La colpa pare stia in una circolare Ministeriale da seguire alla lettera, non vi sia colpa, o al più la scuola non abbia scelto il cammino più adatto. Non capisco.


Io Sogno, per la liberazione di molti colleghi non entusiasti della cosa, il modello consolidato dell’Europea di Varese:


1.      Tutti sanno che devono procurarsi un lavoro in prova da fare, in un determinato momento della loro carriera a scuola. Sarà consono alle loro ispirazioni di lavoro. I docenti hanno compiti limitati ad informare sul processo, non devono visitare gli studi per burocrazia, lo fanno se lo vogliono.

2.      La segreteria dà agli alunni, per i tutor in azienda dei moduli, una convenzione e un rapporto sul lavoro, che include i dati sul lavoro da affidare agli alunni, i famigerati aspetti coperti e no da assicurazione, e un FOGLIO CON LE FAQ, le domande a cui i docenti NON sanno rispondere quasi mai, facendo figuracce e a volte gettando le controparti nello sconforto.

3.      I contatti sono gestiti dalla Segreteria, dove si trova vicino al telefono il foglio con le FAQ, le domande che si sa chi accetta gli alunni fa. Il malcapitato offerente lavoro non deve cercare un docente in giornata libera, comunque spesso del tutto inesperto di questioni assicurative.

Fanno una telefonata a sorpresa nelle due settimane, che 90 o 70 ore, e... cavoli suoi se l'alunno manca.

 

Tutto QUI!!!                                                                                                                                                                        Lo metto sul mio blog per sollevare gli entusiasmi di colleghi e magari di altri coinvolti, certo per prepararmi agli improperi di chi ha fatto di questa roba materia di interminabili riunioni, ha scritto interi programmi da ordinatore per identificare e mettere in base dati centinaia di studi, ne ha fatto ragione irrinunciabile di giusta retribuzione personale -solo morale- di docente attento e competente.

Che ne perderebbero, al di là di proclami sulla nuovissima e poderosa alternanza, alunni e scuola?

Nella sostanza che cosa ha di diverso, a parte la semplificazione degli affari (semplici?), affidata ad apposita esperienza nel settore, di una scuola che non mi pare l’ultima nel mio territorio?

La morale di Confucio

Posted by etio on January 17, 2011 at 4:52 AM Comments comments (0)

Il presidente del Consiglio, lusingato dai commenti delle ragazze selezionate del suo Harem di Milano2, promette ad Italiane ed Italiani un solido governo celodurista, per altre due legislature, fondato sulla verità e la libertà di tutti di fare in casa quello che chiunque si vergognerebbe di sentire.

 

'Non ho mai pagato per il sesso dopo il Bunga Bunga', afferma chiaro il solido, incrollabile PM Italiano. Ho fondato un partito azienda per raddrizzare le verghe di tanti Italiani messi male in salute e libido. Vi ho offerto per quasi quaranta anni, immolati al lavoro e alle libertà, ragazzine svestite libere per tutti.

Filmate da sotto, davanti alle mutande, mentre,forse, credevano di fare canti, ballo, arte TV.

Vedere e non toccare, morale sublime.Volevate che arrivato ai 74, non provassi a fare dei test su me stesso? Ne ho un bisogno quotidiano.

Come diceva Confucio, giova al saggio scegliersi una moglie giovane.

Lui sì che ci capiva, gli altri Cinesi sciolgono i bambini nell'acido, mentre i Comunisti, Cinesi e no, li mangiano.


                     

Lo strano destino di Abraham

Posted by etio on January 9, 2011 at 1:05 PM Comments comments (0)

Un tramonto incompatibile con le cose degli uomini bruciava la sera davanti alla porta dell’ospedale Coreano di Addis. Accendeva sopra la fortezza di Zera Yacob il complesso monte Wechacha, coprendolo con sette raggi staccati che arrossavano di sangue la meta’ est del cielo rarefatto di quassu’.

Dentro il portale, Abraham moriva attaccato ad una sofisticata inutile macchina. Mentre la sua sposa e i molti invitati festeggiavano le nozze. Le sue.

 

Abraham figlio di Berihun era un ragazzino minuto, simpatico, sveglio. Correva per le strade del villaggio nel Tigray denso di storia antica. Il villaggio era e finora resta tanto povero quanto ricco era l’Impero di Axum, che batteva moneta in oro e commerciava con navi proprie con le Indie, al tempo di Cristo. Difficile spiegare le privazioni di oggi di quei poveri Cristi.

Abraham presto si ammalo’. Erano tempi buii, la Guerra faceva mancare il cibo. La pelle di Abraham cresceva, lo rendava dolorante, tutto anche se il problema sembrava limitarsi alla faccia, sotto l’occhio sinistro. Il dolore si faceva insopportabile, la pelle cadeva, come infetta si rigonfiava, non finiva di crescere. Presto divoro’ l’occhio di Abraham.

Fu detto: cancro della pelle, violento e di un tipo raro. Poca speranza, una sola certezza, una morte triste ed inesorabile, obbrobriante mentre i piu’ lo sfuggivano, ridotto come mostro impresentabile. Lui, che era sereno e giocoso, ignaro di ogni cosa, dimentico’ la felicita’ potesse esistere

Il fronte era sempre piu’ vicino, finche’ salto’ in pochi giorni Wukro, Makalle’ e presto raggiunse Addis Abeba. La pace e l’idea di liberalizzazione che segui’ alla guerra porto’ in Etiopia Emanuela, che cercava di darsi da fare. Nei posti strani e lontani, missionaria di felicita’. Vide Abraham, per il caso voluto da una vita che sa consolare: lo amo’ subito. In Italia, terra di tanti medici e di mezzi, affido’ Abraham ad un collega medico, Anna.

Le cure erano continue, la malattia incurabile, ma contenibile. Abraham da quel millenovecentonovantaquattro non torno’ in Etiopia. Divento’ parte della famiglia di Anna, aggiungendosi ai suoi fratelli Francesco, Luisa e Paola, dividendo ogni cosa e crescendo nella Varese di certi signori che fanno della xenofobia un trucco per cercare voti, della globalizzazione uno strumento da sfruttare per dominare le menti nell’odio, mai per farle crescere nella conoscenza del diverso.

Lui, piccolo scuro aggraziato nei modi, reso saggio dalla sofferenza, era un esempio per chi aveva vicino. Abraham, faccia rovinata, cuore forte, parole di miele per tutti.

 

Verso i trent’anni la voglia di essere uomo e la nostalgia delle foreste balsamiche d’Etiopia, per citare Verdi di Aida, o no so che voglia tutta sua ma temuta da mamma Anna a Varese, lo spinsero ad un viaggio.

Abraham lavora ed e’ risparmiatore. Cosi’ spese quello che una famiglia benestante intera del nord Italia avrebbe speso in un viaggio ai castelli di Gondar, al Lago Tana e alle chiese scavate nella roccia da re Lalibela. Piu’ che altro uso’ gli euro preziosi con e per i parenti nel Tigray ed in un hotel di Addis. Si fece notare da una famiglia che non lo aveva certo dimenticato del tutto. Papa’ e mamma non c’erano da tempo. Ma fratelli e sorelle si preoccuparono davvero. Come, lui, ricco ormai, alla faccia della faccia, non si sposava?

 

Nella cultura locale, il maschio conta, e il giorno del matrimonio l’attenzione e’ tutta su di lui. Il Muscirra, lo sposo, rappresenta tutta la famiglia estesa, non ride, non balla se non in un momento tipico. E’ sempre il centro di una serie di riti seriamente scherzosi che similano un catartico ratto della sposa da parte della famiglia sua, di botte finte date ai rapitori per suo conto, di riconciliazioni mediate dagli anziani e grandi inviti, bagordi moderati per almeno un centinaio di invitati. Tutto a suo nome e della piccola, bella Tzighe’ che gli si era affiancata.

 

Abraham aveva disposto tutto. I molti invitati si preparavano ai loro ruoli nella gran festa, chi a testimone, chi accompagnatore, chi organizzatore, chi al cibo, chi alle sedie, alle tende, chi agli inviti, chi alla sicurezza, chi con i musici, chi solo a vestirsi al meglio.

Lo stress dei preparativi e il ritardo di un documento dall’Ambasciata d’Italia che accertasse alla legge lo stato di ‘Muscirra’, uomo libero da legami di matrimonio lo innervosivano un po’. Forse troppo. Aveva dentro la gioia immensa che aveva dimenticato sulle strade del paesino, quando la malattia lo aveva visitato la prima volta.

Si ruppe qualcosa che conta. Un vaso dentro la sua testa provata dalla malattia. Un vaso di sangue come fatto di argilla riplasmata, affiancato da tanti che nel tempo, nonostante sedici anni di cure quasi maniacali di veri esperti, si erano aggrovigliati in modo gordiano, tutti intorno al quel vaso di coccio. Ora a tuo fratello Yemane il compito di nascondere per poche ore fino alla fine della festa sfarzosa, a tanti a casa che sei partito per il viaggio di tutti, sposi e soli, ricchi e poveri, grandi e razzisti.

 

Ciao Abraham. Noi tuoi amici ti sappiamo morto nel tuo momento piu’ felice.

Giusto quando iI raggio di sole e fuoco, quello piu’ alto al centro sopra la fortezza medievale, stasera, ti ha trafitto solo sul letto.




Adesso riprova ad ammazzarli nel loro Parco!

Posted by etio on July 28, 2010 at 11:59 AM Comments comments (0)

In questo blog raccontavo di un tentativo di impedire ad un capace tour operator in Etiopia che si occupa anche di caccia fin troppo grossa di uccidere un quarto dei maschi di Nyala di Montagna, uno dei trofei piu' rari del pianeta. Dove? Esattamente nel cuore dell'unica riserva loro dedicata, Kuni-Muktar.

Oggi apprendo dal mio capoufficio, Turismo e Cultura dell'Oromia che la licenza di caccia, violata apparentemente per il comportamento del personaggio, ottenuta prima della costituzione della nuova Autorita' Nazionale per la Conservazione della Fauna, non verra' rinnovata. Il Mattanovich, la persona di cui parlo, e' evidentemente gia' fuori quota, dato che non puo' abbattere piu' del 5% dei maschi presenti in una zona. Sedici se ne contarono, quattro fatti fuori. Businness apparentemente lucrativo, dato che il loro trofeo e' forse il piu' caro del pianeta. Una spedizione-teatrino, in cui il pacifico animale vine fato ritrovare davanti al facoltoso cacciatore dopo abbastanza giorni da rendere piu' salato il conto, costa sui 50.000 dollari. Pochi privati, sanguinosi spiccioli, in confronto alla possibilita' di salvare a beneficio di tutti, di un Paese intero una riserva di montagna con foreste afroalpine intatte, a cento chilomteri da un grande parco, invece, di savana classica e arida.

Un funzionalrio dell'Oromia e' stato incaricato di vigilare sul Parco di Kuni Muktar.

Non era mai successo. Credo di poter dire di avere realizato una cosa doverosa, in tempo utile. Gli stessi dipendenti del Nostro mi annuciavano, in una visita al suo campo, che avrebbe avuto modo di proseguire la caccia sul monte Muktar in fronte, sempre nel Parco, dato che dove eravamo non c'era piu' un Maschio degno del nome da vendere come trofeo!!


Ora, dopo o insieme alla creazione della riserva dei monti intorno al Kundudo abbiamo un'altro obiettivo. Sono arrivati con me due volontari dall'Italia.

Difenderemo e promuoveremo anche questa riserva.


Gia' Controllato!

Posted by etio on May 24, 2010 at 5:01 AM Comments comments (1)

Dejà controlé, recitava una grossa badge blu sul petto di migliaia di Francesi che erano stanchi di quella forma di razzismo che più aborro, l'accanimento amministrativo. Sei scuro, sembri diverso, ti controllo e ricontrollo i documenti.

Molti ne avevano una diversa: "Ne Touche pas a mon Pote", lascia stare il mio amico. Ne avevano abbastanza degli abusi sui loro prossimi, se di tinta forte di pelle o se godevano di un raro, stupendo colore degli occhi.


 


Davvero difficile per chi vive in un mondo globale senza riuscire a capire vantaggi, svantaggi di questa inevitabile evoluzione del pianeta, orientarcisi.

La Scuola Bosina a Varese aveva organizzato una bella recitina Natalizia in antica lingua locale, il dialetto Bosino, o Varesino: bimbi e bimbe recitavano una filastrocca in cui davanti al bue e all'asinello del Francescano presepio stavano bene i pastori, come ciascuno stava bene al suo paese!

Certo era invece figlia del pensiero ugualitario del Palestinese che nella scenetta del presepe fa il Bambino, Profeta di un Futuro migliore la Costituzione del mio paese, L'Italia.

Subito, detto che il nostro vivere sociale si fonda sul lavoro di tutti, quella Legge fondamentale passa ad affermare questa bella chimera:


art 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.


Certo, per quanto Croce, filosofo Italiano, dicesse "non possiamo dire di non essere Cristiani" questa sola massima ugualitaria non ci può andare giù.

Troppo facilona. Si deve dire che non siamo razzisti, che non temiamo il diverso con dui ci confrontiamo, ma quando vediamo altri di cultura differente, dobbiamo scagliarci contro, sempre, a qualunque costo. O possiamo fare i 'politically correct', modo tanto razzista quanto ipocrita di riferirsi all'astenzione da affermazioni xenofobe negli USA, dove il colore della pelle é dichiarato sulla carta d'identità. Dato che i ricchi del mondo non hanno gli occhi per vederlo, o comunque, rifiutano di vederlo.


Daccordo, é più criminale che razzista respingere barconi di condannati a morte sul mare, se avevano passato il deserto. Gli aguzzini Libici che approfittano del bisogno legittimo di alcuni di fuggire dalla siccità, di avere una speranza mal riposta, e di chi sta di qua dal mediterraneo di dire che ora 'la barca é piena'.

Perché i due bisogni contrastano e non si conciliano se non con un mondo dei ricchi che non danneggia l'atmosfera negando ai poveri la pioggia, nell'ormai innegabile cambiamento climatico che non é figlio davero del popolo delle barche, per quanto quasi tutto il resto colpa loro debba certo essere.


Oggi, a me dà fastidio l'accanimento amministrativo. Quello per cui se sei diverso devi fare cento pratiche che agli altri non servono, sono state semplificate, nessuno ti chiede di sbrigare.

Per un insignificante errore il fascicolo, con un chiaro OK in rosso scritto dal Geometra funzionario che tre volte é passato a casa mia, era nel faldone sbagliato. Non avrò a tempo la firma sul certificato di idoneità dell'alloggio. Non potrò aggiungere il fondamentale documento ai molti altri necessari per avere il permesso di soggiorno per chi ospito. MI é già costato 1500 euro di lavori in casa, per me inutili, ma sanciti per chi ha stranieri in casa -e solo per chi tanto osa fare, non per chi affitta o ospita gente 'di nostar'.

Chissà come si farà, salterà un appuntamento, si ricomincerà, normale, per chi qui é straniero e vive quotidianamente questa dannata forma di razzismo, l'accanimento amministrativo.


Perdiamine, non siamo nell'America di Martin Luther King, quando Stokely Carmicheal coniò il termine 'Razzismo Istituzionale'.

Non c'é un sistema codificato di separazione delle razze, nella Varese del 2010.

Vabbè, la xenofobia, razzismo di tutti e connaturato, la paura viscerale del diverso che abbiamo nei geni da quando ci difendevamo dalle fiere e dalle altre tribù con ogni mezzo, é notoriamente un buon mezzo di vincere voti facili tra chi si sente privilegiato. Chi amministra Varese lo usa da almeno dieci anni come trucchetto elettorale. Ovviamente per poi evitare accuratamente con ogni sistema di essere tacciato di razzismo, sarebbe indegno,  per i pubblici amministratori.



Durban, Sudafrica 1989. Pochi anni dopo, era un ricordo del passato


ALLORA, SIA CHIARO PER TUTTI: NON SI PUO' IN NESSUN MODO DI CHIEDERE AGLI STRANIERI, SOLO AGLI STRANIERI LA CERTIFICAZIONE DI IDONEITA' DEGLI ALLOGGI.

La legge fondamentale della Repubblica Italiana lo vieta espressamente.


Lo so da tempo, ma da buon cittadino che intende le paure, i malintesi che la globalizazione ci porta sotto casa, non sono stato zitto, ma ho evitato di denuncare chiaramente questo stato.

Non ci avevo pestato il naso contro, oggi, nell'ufficio preposito, nel quartiere 'alto' di San Fermo, uno scoglio erratico incastrato dal ghiaccaio appena oltre quella che ora é la Valle dell'Olona, sotto la nota chiesina.

Un po' mi son reso conto in prima persona di quanto l'accanimento amministrativo faccia perdere tempo e sia una chiara discriminazione.


Poi, permettettemi, non son riuscito a non pensare a quanto mi diceva Marceline, Ivoriana, che a  San Fermo risiede. Una famiglia Italiana di circa dieci persone occupa da anni, senza oltretutto pagare regolari affitti un appartamento Regionale presso il suo. Nessuno lavora, nella sventurata famiglia, salvo la nonna che oltre alla pensione ha una piccola attività. Dunque, lei non può parcheggiare la macchina neppure vicino casa. Tre volte gliel'hanno distrutta, o rubata. Perché pare davvero offensivo che una diversa, nera per giunta, col Lavoro della solita Costituzione, si permetta qualcosa che forse loro non hanno.


Si applichi l'art. 3, subito. DICHIARAZIONE DI IDONEITA' DELL'ALLOGGIO PER TUTTI I FANNULLONI NOSTRANI. In alternativa, sfratto esecutivo, e le pene che la legge prescrive a chi è razzista, amministratore e no.

Non si tollerino più i politici razzisti.


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